#GoFraintesa: da un tumore al giro del mondo in solitaria

Francesca è una delle più note travel blogger italiane, conosciuta sul web come Fraintesa.
Ci seguiamo online da tantissimi anni, ci siamo incontrate un paio di volte ma negli ultimi mesi ci siamo state particolarmente vicine a vicenda. Sì, perché entrambe abbiamo scoperto nello stesso periodo di avere un tumore.
Oggi Francesca sta bene e ha deciso di partire per un viaggio in solitaria intorno al mondo e a sostegno di questo suo progetto ha lanciato una campagna di crowdfunding.
Mi sono fatta raccontare la sua esperienza e il suo progetto: ecco l’intervista che le ho fatto!
Sono andata a ripescare la nostra prima conversazione sul “tema”. Era il 13/11 e avevo appena pubblicato l’articolo in cui raccontavo del mio tumore. Mi scrivevi ringraziandomi per averti fatto sentire meno sola perché anche tu eri appena stata operata. Lo abbiamo scoperto praticamente insieme, siamo state operate entrambe ad ottobre e in tutti questi mesi ci siamo un po’ tenute per mano, anche se a distanza. Con la differenza che io ho sentito l’esigenza di raccontare tutto pubblicamente subito, mentre tu hai scelto di farlo ora che è tutto finito. Dove hai trovato la forza per vivere due vite parallele? Una offline e una online, dove apparentemente sembrava andasse tutto bene? E poi: è davvero così? Erano due vite parallele o, in fondo, è quello che accade sempre: c’è la vita e poi c’è quello che di essa vogliamo condividere sui social? 
È pazzesco come le nostre due vite si siano sovrapposte e avvicinate in questo periodo, e come le tempistiche abbiano coinciso.
Nel mio caso ho dovuto trovare la forza di vivere due vite parallele per tanti motivi.
Ho saputo presto che il mio percorso sarebbe durato tanti mesi, che sarebbe stato molto difficile e che avrebbe compreso anche tante giornate in cui non avrei avuto neanche la forza di alzarmi dal letto. Così ho capito che avrei dovuto calibrare e risparmiare tutte le mie energie. E ho immaginato che, se avessi fatto questo annuncio alla mia community, mi sarei probabilmente ritrovata a rispondere a tantissimi messaggi riguardo alla mia malattia, giorno dopo giorno (cosa che sta avvenendo adesso, infatti). E io spesso non avevo neanche la forza di digitare sul telefono; a volte non avevo neanche voglia di parlare del cancro.
Poi c’è la questione lavoro: essendo freelance non potevo rischiare di perdere lavori o clienti per la mia malattia.
Nel mio caso la mia vita includeva due aspetti molto diversi: la realtà, e la realtà filtrata che dovevo raccontare. Ricordo un giorno in cui ero su un green a colpire palline per parlare alla mia community di un campo di golf tra le montagne: quel giorno avevo la febbre e stavo malissimo e mi sono letteralmente trascinata su quel campo, fermandomi a riposare ogni 50 metri. Ma chiaramente questa seconda parte non l’ho raccontata online.

 

Come racconti nel video, una delle ragioni per le quali hai scelto di non parlare della tua malattia, sta nel fatto che essendo freelance avresti rischiato di perdere molti progetti. Com’è stato quindi gestire anche questo aspetto? Hai qualche consiglio da dare a chi come te, come noi, si trova in questa situazione?
La mia atitività principale è viaggiare e produrre contenuti riguardo ai miei itinerari, spesso mettendoci la faccia. Se avessi annunciato la mia malattia credo che molti committenti non mi avrebbero fatta partire, preoccupandosi di eventuali miei malesseri in viaggio o di possibili rinunce last minute per motivi di salute. Così ho dovuto proteggere la mia attività e cercare di continuare a lavorare, anche perché il lavoro in queste situazioni è un’ottima distrazione. Un giorno ho preso un volo intercontinentale meno di 24 ore dopo la chemioterapia…ma per fortuna io amo volare! Mi sono sentita forte, fortunata e felice, in quel volo.
A chi si trova in questa situazione consiglierei di affidarsi ad associazioni di categoria o chiedere ad altri freelance per scoprire i propri diritti. E poi consiglierei di valutare bene la propria situazione lavorativa per capire se dare questa comunicazione o no. Conosco persone che hanno annunciato la propria malattia e che da quel momento hanno lavorato più di prima; immagino cambi molto di settore in settore.
Stai per partire per il tuo viaggio di rinascita intorno al mondo, in solitaria, e per il quale hai lanciato un crowdfunding. Quali saranno le tappe? Raccontaci più in dettaglio la tua avventura.
Non vedo l’ora! Viaggerò verso est e, se riesco, cercherò di fare l’intero viaggio al caldo. Starò via 3 mesi, perché ogni 3 mesi dovrò fare i controlli per verificare che il cancro non sia tornato.
Al momento Cathay Pacific, la compagnia di bandiera di Hong Kong, ha deciso di investire nel mio progetto e supportarmi con due voli intercontinentali: quindi il mio viaggio partirà da Hong Kong come prima tappa. Da lì farò qualche viaggetto nei dintorni poi mi sposterò in Oceania; mi fermerò sicuramente nella mia amata Australia e poi da lì spero di riuscire ad andare anche nelle Isole Cook. Poi volerò nelle Americhe e…non so ancora il resto!
In base a quali criteri hai scelto a chi donare parte del ricavato del tuo crowdfunding? Per chi non la conosce: cosa fa esattamente AIRC e perché è importante sostenere la sua attività di ricerca?
Donerò il 50% del ricavato aalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro perché voglio contribuire al loro obiettivo – rendere il cancro sempre più curabile. Se non fosse per la ricerca scientifica io non sarei qui a raccontare la mia storia.
Ho scelto AIRC anche perché poco dopo la diagnosi per puro caso ho partecipato a un dibattito con i loro ricercatori, che mi hanno dato tanta forza e mi hanno chiarito vari dubbi. In un momento buio mi hanno dato speranza e mi hanno fatto capire quanto sia importante quello che fanno, nella divulgazione e nella promozione della prevenzione, oltre che nel progresso scientifico.
Infine, credi sia vero che anche le malattie hanno qualcosa da insegnarci? Personalmente credo di essere diventata da un lato più paziente nel rispettare i tempi della vita, e dall’altro più intollerante nel tagliare cosa non mi fa stare bene. Tu ne sei uscita cambiata? E sì, come?
Ti capisco benissimo e anche per me è così. Da questo incubo ho capito che la vita è ancora più preziosa di quanto pensassi e che dovremmo tutti godercela al 200%. Ho anche iniziato a dare meno peso ai problemi più superficiali, e a prendermi il mio tempo per stare bene, riposare, stare con chi mi dà qualcosa di buono. Tutto il resto non mi serve.
Insomma, sono sicuramente più consapevole. Ma mi sento anche più forte e battagliera. Più diretta e spontanea (anche troppo, ahaha). La Francesca di una volta non c’è più; ora c’è una nuova Francesca e ti dirò che non mi sembra male…spero di presentartela presto 😉

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Silvia è uno spirito creativo e inquieto, alla continua ricerca di tutto ciò che è colorato, scintillante e vivo. La troverete sempre circondata da idee, dolci, vestiti, pennarelli, esseri umani. Da buon capricorno è concreta e legata alla terra, ma lo spirito…beh, quello aspira sempre molto in alto, alla ricerca delle energie positive che muovono il mondo. È l’apripista di Destinazione Umana e ogni volta che annuncia di aver avuto una nuova idea, un brivido di meravigliosa curiosità corre lungo la schiena di tutto il team, perché una cosa è certa: se Silvia dice che una cosa verrà fatta, quella cosa VERRÁ FATTA.

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