Il cambiamento in pochi passi (attraverso la metafora della potatura)

Oggi è primavera, in inglese si dice spring, ovvero sorgente, origine. La stagione della rinascita della natura dopo l’inverno.

Se penso a una corrispondenza tra mondo esterno e mondo interno, questo è il momento in cui si assiste a un’esplosione di energia, di cambiamento con l’aria frizzante e fresca, di sole e colori accesi… È il momento in cui ritorna anche in città la voglia di uscire, di stare all’aperto. È proprio come se si assistesse alla nascita di qualcosa, di nuove gemme, nuovi fiori, nuove possibilità.

L’aria ha l’odore del cambiamento. 

Prendendo proprio dal mondo esterno per arrivare a parlare direttamente di noi, la primavera è stagione di potatura.

Sono cresciuta in una Destinazione Umana dove si coltiva Uva da Tavola, conosciuta praticamente solo dai nonni, si chiama Chasselas (per gli amici, “saslà”).

Proprio in questi giorni mio padre sta potando: questo riporta il mio pensiero a quando pensavo che fosse un peccato togliere rami, tagliarli di netto, troncando così un pezzo della pianta.

Mi accorgo di quanto questo fosse un pensiero empatico per la pianta, di come io mi immedesimassi pensando a quanto male avrebbe fatto a me, togliere in modo così netto e definitivo delle mie parti.

Oggi mi accorgo di quanto sia fondamentale potare, sia le piante che noi stessi, toccando con intelligenza e sensibilità quei rami, accorgendosi di quali vanno conservati e di quali invece ad oggi sono diventati secchi.

Il punto è farlo, riuscendo a onorarli e a mostrare gratitudine per ciò che ti hanno dato, per i loro frutti, per i loro doni e con questa sensazione, arrivare a toglierli senza rimpianto.

È un processo pensato, non casuale: scegli cosa togliere pensando e immaginando la forma a cui arriverai, a quello di cui hai bisogno oggi, per te.

Mio padre dice che la vite deve assomigliare ad una mano aperta. Sceglie dove tagliare in base alle risorse che ogni vite ha, puntando a quel risultato. Decidi cosa vuoi per te, cosa vuoi nella tua vita. Ascoltati mentre scopri perché lo vuoi e come lo vuoi: poi vai. Agisci, taglia.  

La potatura è arte. La si impara con pazienza.

Inizialmente è dolorosa, piano piano cambia. Ma stai pur certo che nessun ramo sarà tagliato a cuor leggero, verrà fatto per una crescita migliore e uno sviluppo rigoglioso. La leggerezza nel farlo, viene solo dalla consapevolezza di essere grati per quello che è stato.

È facendo attenzione a quello che realmente può esserci di positivo che si può tenere l’essenziale.

Dopo la potatura dobbiamo scegliere se stare sul Biologico e non fare trattamenti o se trovare qualche fonte di protezione dalle aggressioni.

In entrambi i casi poi si passa alla fertilizzazione: per la pianta si tratta di concimi, per noi di creare un momento di vuoto fertile, dove ci sia spazio per il nuovo di crescere.

Affinché cresca dentro di te qualcosa di buono, bisogna che tu stia in contatto con i tuoi desideri, prendendoti cura di te nei modi che ti sembrano più tuoi. È un momento che può essere più favorevole e aperto alle ispirazioni, ogni gemma deve ancora maturare e da quella può nascere qualsiasi cosa: Se immagini di prenderti cura della tua gemma con un progetto Tuo, sei già pronto per la fase dopo. Hai già in mente qualcosa?

Dopo infatti, si aspetta. E se potare è arte, aspettare cos’è?

Per vedere quanti frutti cresceranno, come saranno, quanto saranno vicini alle nostre speranze si può solo aspettare. Il tempo è necessario. Per la vigna si aspetta da marzo ad agosto.

Mentre aspetti, accorgiti di quello che cambia: sii pronto alle tempeste che distruggono il raccolto, perchè potrebbero arrivare.

Sii pronto ad accettarlo.

Preparati a lavorare e a impegnarti, godendo del momento presente.

Esplora le tue gemme: qualcuna potrebbe resistere anche alla peggiore delle tempeste. Quale?

Nutriti, fai spazio, cerca attività che ti facciano sentire vivo, a prescindere dagli imprevisti. Coltiva i rapporti importanti, trova il modo per lasciare andare quelli secchi. Accorgiti di cosa ti fa sentire Vivo. E impegnati per passarci più tempo possibile a contatto. 

Vivi! Perché la primavera ci ricorda quanto è bella la vita. 

Già il suo nome dice molto, è uscita dagli schemi il giorno stesso in cui è venuta al mondo. Laureata in Psicologia, un percorso da Counselor concluso ma sempre aperto e il coaching in via di sviluppo. Mossa da sempre dalla voglia di ascoltare, dal desiderio di condividere, di conoscere l’altro e il mondo, fotografa, scrive viaggia. E nel frattempo si sposta dalle convinzioni troppo strette e si impegna a guardare il mondo con occhi cangianti. Ama i viaggi on the road e i luoghi nascosti perché “La mappa non è il territorio”. Disordinata con gli oggetti, ma attenta quando si tratta di persone e parole, all’interno di Destinazione Umana si occupa della Consulenza al Viaggiatore.

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