La sorpresa di un altro punto di vista

In questi giorni Bologna è stata sotto una coperta bianca.

I coppi, Le case, le piazze, le strade, i marciapiedi… tutto completamente bianco. Una vera sorpresa. Questo nuovo spazio che mi sono trovata a vivere e ad abitare ha così cambiato forma. E in quella forma ho trovato la stessa emozione che trovo davanti ad un foglio bianco.

Bianco come quello che ho davanti prima di iniziare a scrivere. La neve ha costretto tutti a cambiare il proprio modo di fare: il modo di muoversi, di camminare, di guardare. La neve non ha fermato il tempo, l’ha semplicemente rallentato. E in questo tempo così tanto più grande, ho riascoltato il mio respiro, la mia voce, i suoni delle risate per strada, che spesso vengono coperti dal rumore degli autobus. E ho avuto modo di vedere il mondo più rotondo, senza spigoli, con contorni morbidi e leggeri, spumosi. Come se quegli angoli potessero accoglierci, invece che ferirci, come se il mondo fosse coperto da uno strato di serenità e dolcezza.

Mi sono accorta della meravigliosa scoperta che è muovere un passo. Parlo di scoperta perché tutti i giorni è così normale che quasi è una cosa sottovalutata. E invece, con la neve e il ghiaccio a coprire le strade e i sentieri che ci guidano normalmente, ogni passo va scelto e calibrato bene: ogni passo è nel vuoto. Ogni passo è un’incognita, non si può vedere e sapere su cosa si sta per appoggiare il piede, se sotto di noi, nello spazio che il piede scoprirà con il nostro passaggio ci sarà qualcosa di inaspettato. E le nostre scelte diventano così più nostre.

Mentre cammino verso una direzione mi stupisco della differenza rispetto al percorso che farei di solito: improvviso, cambio, guardo, mi accorgo e scelgo.

E questo modo diverso di camminare, il farlo con più attenzione e rispetto è un po’ quello che mi piace fare nella vita, nel mio rapporto con gli altri.

Mi piace non dare per scontato cosa troverò in una conversazione, cosa scoprirò guardando negli occhi qualcuno e ascoltando le sue parole. Quello che mi piace nel parlare con gli altri è accorgermi di diversi punti di vista. Solo attraverso lo scambio credo ci sia la possibilità di conoscere un po’ del mondo di chi abbiamo davanti e per farlo, quello che penso serva, è proprio questo spazio bianco e non solo fuori con la neve. Un vuoto dentro, che lasci spazio all’altra persona per esserci. In quel vuoto si fa l’esperienza dell’incontro, dove non ci sono pregiudizi, dove scopri un altro modo di pensare e di fare, se sei disposto a stare nel non sapere cosa succederà.

È come se stare nella mia Bologna innevata fosse metafora della sorpresa che trovo nel mondo dell’altro, un modo in cui mi piace entrare consapevolmente, con la delicatezza che mi porta a meravigliarmi di ogni incontro. È con la scelta di quel passo, di quella precisa direzione che mi faccio conoscere ed inizio a conoscere. È che l’incontro con l’altro non ha mai niente di definito a priori, niente di certo: Semplicemente esiste. Ogni cosa è nuova, sconosciuta. 

Con questa curiosità per ciò che è nuovo per me, mi sono laureata in psicologia e sono diventata counselor. E come counselor lavoro con Destinazione Umana.

Questa scelta mi permette di unire la voglia di conoscere l’altro alla voglia di scoprire il mondo lavorando allineata alla mia autenticità, mossa dal desiderio di creare e di fare attività che possano ispirarne altre. Come quando non guardi l’orologio mentre fai qualcosa e il tempo fa solo da contenitore, è quando senti che potresti continuare per ore con un corso o un’attività perché ti senti con sempre più voglia di dare. È quando stai bene. Con Destinazione Umana ho trovato una modalità diversa di lavorare: farlo, ispirati. Lavorare ispirati significa questo, significa che fai qualcosa che ti fa essere presente a te stesso. Con questa presenza nascono nuove idee. Significa non fermarsi, ma continuare a cercare esplorando qualcuna delle direzioni infinite che esistono.

Stando nella metafora della neve, è come lavorare camminandoci sopra: senza per forza una strada definita da altri, con i tuoi desideri, con la tua sensibilità, con il tuo modo di essere. Facendo ogni passo come fosse una scelta e non un automatismo, con consapevolezza e leggerezza insieme. Sentendo di essere protagonista del tuo essere qui.

Ed è lì il potere del bianco: lo spazio è ancora tutto da riempire, tutto a disposizione, libero da definizioni. È ancora tutto possibile. 

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Già il suo nome dice molto, è uscita dagli schemi il giorno stesso in cui è venuta al mondo. Laureata in Psicologia, un percorso da Counselor concluso ma sempre aperto e il coaching in via di sviluppo. Mossa da sempre dalla voglia di ascoltare, dal desiderio di condividere, di conoscere l’altro e il mondo, fotografa, scrive viaggia. E nel frattempo si sposta dalle convinzioni troppo strette e si impegna a guardare il mondo con occhi cangianti. Ama i viaggi on the road e i luoghi nascosti perché “La mappa non è il territorio”. Disordinata con gli oggetti, ma attenta quando si tratta di persone e parole, all’interno di Destinazione Umana si occupa della Consulenza al Viaggiatore.