Lasciare andare: impara a farlo con una borsa

Lasciare andare: negli ultimi tempi sembra un mantra costante, quasi la chiave della felicità. Non legarsi a cose, persone e situazioni ci rende l’esistenza più leggera, ci permette di stare nel flusso degli eventi senza attaccamento, senza apprensione. Mica facile però. Legarci alle cose deriva dal nostro desiderio di controllo e, quindi, di sicurezza. La dipendenza e la paura di allontanarci da quello a cui siamo fortemente legati ci fanno apparire necessario ciò che, in realtà, è superfluo.

In realtà lasciare andare le “zavorre” della nostra vita ci consente di viaggiare leggeri. Pensiamo a quando stiamo per preparare lo zaino per la partenza: ogni grammo superfluo, rallenterà il nostro passo.

Partendo da questa idea, Federica Zamagna ha creato un progetto per superare le paure, staccarsi dalle cose materiali, liberarsi da ciò che non rende felice, ritrovare la fiducia nel mondo ed il piacere di dare senza ricevere. Si chiama “Lasciareandare”, coinvolge una borsa, un diario e degli sconosciuti.

Il progetto “Lasciareandare”: l’idea di Federica

 

 

L’idea di Federica è racchiusa in una borsa, la borsa del “lasciareandare”:  ogni persona che la compra ci può mettere dentro tutto ciò che vuole lasciare andare via, come le sue paure, un lavoro che non rende felici, una relazione da cui è difficile staccarsi ma che non fa più bene. Dopo aver deciso cosa lasciare andare, si annota tutto su un diario (che arriva con la borsa stessa) e, se si vuole, si decide di scambiarla con qualcuno (via posta ma anche dal vivo) scegliendo da una lista presente sul blog “Notonlybarcelona”.

Un’idea semplice quanto “potente”, un gesto chiaro che ci aiuta a mettere a fuoco cosa appesantisce la nostra vita.

Federica si racconta

 

Da Romagnola che non aveva mai conosciuto il mondo, a viaggiatrice incallita: cosa hai trovato nel viaggio che nella tua vita mancava?

Con il viaggio ho imparato che, la maggior parte di quello che dicono essere brutto e pericoloso, là fuori, in verità è l’esatto opposto. All’inizio i viaggi, erano i  classici, con itinerari classici, già noti e spesso in gruppo. Poi qualcosa ha cominciato a spingere dentro, e quel qualcosa mi mandava nella direzione di alzare l’asticella, nel senso di oltrepassare il conosciuto. Così ho mosso i primi passi per iniziare a viaggiare da sola (che poi sola non lo sei mai), senza seguire strade già battute e note durante i viaggi, ma seguendo il flusso e i dettagli di quello che era intorno a me. Era come seguire la strada giusta da percorrere.

Il primo viaggio da sola l’ho fatto nel lontano 2011: NYC. Me la facevo letteralmente addosso dalla paura, ma è stato un vero spasso, mai sentita così sicura e mi sono successe un sacco di belle cose. In Turchia e in Colombia, dove ho vissuto per un periodo, ho scoperto che la maggior parte dei luoghi comuni, relativi a questi due rispettivi paesi, non esistono più.

Nel viaggio ho capito che tutto quello che abbiamo letto, riletto e sentito mille volte, relativo all’essere tutti uguali, dell’appartenere alla stessa razza: il genere umano, è vero. L’unico modo per interiorizzarlo veramente e sentirlo, ancora di più in questo speciale momento storico, è quello di viaggiare. Più ti diranno che quel posto è pericoloso, sbagliato per te, più quello che scoprirai sarà qualcosa di sorprendente e inaspettato. Da quel punto di vista, da quella strada intrapresa, poi, non si può poi più tornare indietro.

Il viaggio ti ha insegnato la leggerezza del vivere, il lasciare andare le cose “pesanti” della vita, tanto che attorno a questi concetti hai creato la “borsa del lasciare andare”: di che cosa si tratta, ce lo spieghi?

La BORSA del LASCIAREANDARE che VIAGGIA rappresenta qualcosa di piccolo, ma di strettamente materiale, a cui l’essere umano è particolarmente “affezionato”, per non dire dipendente. Il lasciare andare la borsa e il suo diario, in essa contenuto, sono un esercizio per vedere quanto siamo in grado di lasciare andare nella nostra vita quotidiana (persone, situazioni, lavori, città, nazioni che sappiamo benissimo non essere per noi o non farci proprio benissimo). Sono il nostro mantra quotidiano, perchè la borsa viaggia con noi, ogni giorno, o quando vogliamo noi.

Il tutto si articola in questo modo:

1) Ogni borsa contiene un primo viaggio consigliato (scritto da altri prima di noi, il famoso dare senza ricevere)

2) All’interno della borsa c’è un diario dove appuntare tutto quello che vogliamo: spese, numeri di telefono, cose che ci sono successe che vogliamo fissare dentro di noi. Nel diario si indica il proprio soprannome (l’importanza dell’energia che hanno i nostri nomi e soprannomi) e cosa si vuole lasciare andare nella propria vita. Quando arriverà l’ispirazione, comunicheremo il tutto, insieme a due viaggi consigliati per chi verrà dopo di noi

3) Quando saremo pronti a lasciare andare il tutto, diario e borsa, andremo sul sito di Not Only Barcelona alla voce “Famiglia delle borse in Viaggio, elenco”: dalla lista, ad istinto, si sceglie con chi effettuare lo scambio

Come si sta sviluppando il progetto legato al lasciare andare?

Stiamo lavorando per cucire all’interno della borsa un microchip che sia in grado di far visualizzare il percorso che ha fatto ogni borsa.

Oltre a questo, stiamo sviluppando il progetto LASCIAREANDARE anche a Barcelona e Beirut. In entrambi i casi, abbiamo trovato associazioni di donne che hanno fatto delle loro difficoltà una risorsa verso l’integrazione.

Inoltre il progetto Lasa Andè sta diventando sempre più sostenibile. Stiamo infatti recuperando l’antico concetto di produzione: produzione e distribuzione a pochi km di distanza. Inoltre, per quanto riguarda i materiali con cui sono realizzate le borse, a Barcellona abbiamo preso contatto con due giovani ragazze catalane, che dopo aver lavorato in un campo profughi nel periodo della guerra Bosniaca, attraversando la crisi economica spagnola e la delocalizzazione dei prodotti all’estero, hanno deciso di creare qualcosa di nuovo: si sono messe a piantare cotone per produrre tessuti naturali e biologici.

Perchè ci fa così bene lasciare andare?

Se non lasci andare le cose che non sono più per te, che non ti fanno più bene, che diventano uno ostacolo per la tua evoluzione personale, rimani appunto nella stessa posizione o nel tuo loop personale ad oltranza. Che si tratti di un lavoro, di una relazione sentimentale, di amicizie, di una casa, di un nazione stessa. Se decidi di lasciare andare, crei uno spazio vuoto, come in economia, del resto, dove un gap è visto come una opportunità.

Allora lì puoi fare entrare i tuoi sogni, che si trasformano in progetti veri e propri.

Se non lasci andare tu, tutto quello rimasto insoluto, passerà ai tuoi discendenti, che non sono per forza solo i tuoi figli. Lasciare andare per chi verrà dopo di te o chi è vicino a te, è un profondo atto di altruismo.

Imparare a lasciare andare ciò che non è più per noi, oltre a farci bene e metterci sulla direzione giusta, è anche un esercizio utile per essere più centrati quando arriverà il distaccamento dai nostri cari, che ovviamente speriamo sia il più lontano possibile. In moltissime culture il lasciare andare fisico viene vissuto in maniera completamente opposta rispetto al mondo Occidentale e quando il distacco, in questa parte di mondo arriva, rimaniamo in stallo per molto tempo, purtroppo. Come lo applichiamo nella vita di tutti i giorni? Lasciando andare discussioni inutili, lasciando andare relazioni inutili, lasciando andare lavori inutili. Invece di buttare dentro di noi cose che non ci appartengono più, facciamo l’esatto contrario: puliamo, eliminando tutto ciò che ci ruba energia, perchè è un dato di fatto, siamo fatti di energia, e se la usiamo nella modalità sbagliata, poi rimaniamo a secco. Non reagiamo alle situazioni difficili facendo muro, innervosendoci (per non usare espressioni volgari), ma stiamo nella nostra bolla personale di energia, che ci siamo costruiti, piano piano, nel momento in cui abbiamo cominciato e imparato a lasciare andare. Smettiamo di criticare gli altri, astenendoci da qualsiasi tipo di giudizio. Non sempre, il nostro personale contesto quotidiano reagirà bene alla nostra nuova capacità di lasciare andare e di non volere più rimanere invinghiati in situazioni vecchie e/o incancrenite. Difficile, ma si può fare, e quello che c’è dall’altra parte del muro, sarà sorprendente e felicemente inaspettato. Facendo questo piccolo “passo”, anche i giudizi degli altri, smetteranno di avere potere su di noi, e il nostro lasciare andare continuerà il suo percorso.

Come riconosciamo ciò che non ci serve più?

lasciare andare

Lo riconosci perchè tu quella situazione l’hai già vissuta altre dieci, venti o cento volte. Avete presente il film: “Il giorno della marmotta” ? Ecco, più o meno succede la stessa cosa. Provi le stesse emozioni, che spesso sono legate a malessere e disorientamento. Reagisci nella stessa identica modalità, e infatti non cambia mai nulla. Se decidi di lasciare andare e di prendere una direzione diametralmente opposta, lo sforzo sarà notevole e sarai, finalmente, uscita/o dal tuo loop personale. Lasciare andare è un po’ come avvicinarci al nostro centro, a chi siamo veramente e più lo facciamo, più la nostra vita diventerà facile, saremo più felici, e tutto il contesto intorno a noi ne risentirà, creando una situazione positiva contagiosa.

Per chi NON è la borsa del lasciare andare?

Per chi crede che non si possa cambiare/migliorare a qualsiasi età.

Per chi pensa che là fuori siano tutti brutti e cattivi e pronti a farci lo sgambetto.

Per chi non crede che l’Universo ci tenda la mano nel momento di bisogno.

Per chi  non crede che si possa dare senza nessuno tipo di secondo fine, e che se quel dare arriva direttamente dalla pancia, poi quello che si riceverà, sarà tipo la moltiplicazione dei pesci.

Per chi crede che il significato del proprio nome o soprannome sia cosa da poco, e che sia un caso che la sua vita prenda una piega piuttosto che la  piega diametralmente opposta.

Per chi crede che sorridere per strada, a perfetti sconosciuti, sia roba da matti e ti crei grossi problemi.

Per chi crede che il concetto di sostenibile sia comprare un prodotto on line, che arriva però direttamente dal Canada (nella maggioranza dei casi in aereo), quando magari tu vivi alle Canarie.

Per chi crede che la soluzione al caos attuale mondiale sia costruire muri, piuttosto che aprirsi/integrarsi con lo sconosciuto in tutte le sue forme.

Per chi crede che regalare qualcosa, anche di piccolo e di poco prezioso, a perfetti sconosciuti, sia una modalità arcaica e superata.

Per chi crede che le cose belle capitino solo quando sei in gruppo e che soprattutto capitino sempre e solo agli altri.

Quanto è importante, secondo te, viaggiare per ritrovare la radice di se stessi?

Per me, viaggiare verso paesi “socialmente” poco raccomandati o culturalmente poco accettati, è stato come aprire la porta delle mie paure. E’ stato azzerare tanti luoghi comuni di culture poco conosciute e spesso giudicate negativamente. Tutte le volte che azzeri il giudizio durante il viaggio, azzeri anche la tua modalità di giudicare, in generale, nella vita. Azzeri il giudizio su culture non conosciute, azzeri il giudizio verso il prossimo a casa tua, ed anche su te stesso.

In che senso?

Nel senso che comprendi quanto la cultura in cui sei cresciuto abbia influito sulla tua modalità di pensare e sulle tue attitudini, ma anche sul pensare a quello che puoi e non puoi fare (in termini di realizzazione personale). E’ come se ogni cultura crescesse all’interno di una scatola prestabilita. Non è un caso che le grandi idee/progetti, di cui oggi è pieno il mondo, siano avvenute durante viaggi non troppo consoni e in situazioni poco programmate. E’ come se ad un certo punto tu fossi in grado di mischiare tutte le scatole che hai conosciuto, in cui hai vissuto, creando così, un puzzle completamente nuovo, unico, e solo tuo!!!

A me è successo esattamente così. E’ arrivata una idea, in un un momento inaspettato, in cui i pezzi del puzzle (il progetto della LasciareAndare che viaggia), si fossero uniti tutti insieme, pezzi apparentemente diversi tra loro, ma in grado di creare una visione d’insieme, nuova, originale, che sa di buono e divertente (almeno per me).

Infine, viaggiare e tornare alla casa madre, la Romagna, mi ha permesso di sentire forte le mie origini, di attingere da loro e di trasmettere, a mia volta tutto quello che ho appreso durante le mie esperienze fuori confine.

Che viaggi consiglieresti di fare?

Quello che ho imparato è che i consigli non sono, sempre, una cosa utile. Ognuno ha il suo percorso, ma se qualcuno dei lettori si ritrovasse in quello che ha appena letto, gli direi:

  • uscire dalle strade principali dei viaggi
  • andare dove la vista, gli odori, i suoni suggeriscono
  • seguire il bello, in tutte le sue forme
  • non avere paura di parlare con la gente locale; loro spesso sono i primi a volervi invitare a casa propria, in segno di cordialità, per offrirvi un caffè o tè;
  • lasciarsi trasportare dalle “non coincidenze”, che ti faranno andare in una direzione piuttosto che in un’altra
  • sorridere, gratis. Quel sorriso, innocente, e vero, ti aprirà porte che nemmeno immagini
  • se decidi di viaggiare da solo, sappi che conoscerai sempre meglio te stesso e non sarai mai solo

 

E ora che sai come prepararti a viaggiare leggero, parti con noi!

Non posso stare ferma, devo scoprire, conoscere, assaporare, osservare. Partendo dal mio territorio, il Polesine e il Delta del Po, che amo per i suoi paesaggi sconfinati, i ritmi lenti, le tradizioni autentiche. Che sia dietro l'angolo o a chilometri da casa, non importa. Il bello è sempre lì, dove lo vuoi trovare. Basta camminare in punta di piedi.

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