Cronache dal Sottobosco: La Felce

Cos’è veramente la creatività? È un’impronta sul terreno della vita, la prova dell’esistenza dell’uomo sulla terra. Creatività è dare origine, è un atto genitoriale che appartiene tanto all’uomo, quanto alla donna: è l’unico vero potere dell’essere umano, ciò che lo distingue dalle altre creature viventi. Come loro possiamo contribuire al mantenimento della nostra specie dando la nascita ai nostri simili, ma diversamente da loro siamo in grado di generare molto altro: per questo costruiamo ponti, dighe e palazzi, per questo dipingiamo, cantiamo, balliamo e cuciniamo. Per questo inventiamo storie. E scriviamo.

Benché il mistero della generatività sia profondamente connesso all’universo femminile, l’uomo non ne è escluso, sebbene ispirato da altre muse e modalità. La creatività appartiene a tutti, è un dono innato e inestinguibile.
Purtroppo spesso, soprattutto in un’epoca in cui dominano le chimere del successo e del denaro, capita che il nostro patrimonio personale di possibilità creative si addormenti. Quando viviamo in un luogo che sentiamo non appartenere alla nostra anima, quando sentiamo di essere solo un numero in una grande azienda, seduti davanti a uno schermo che aliena la nostra mente dal contatto spirituale con la natura e con le profondità del nostro essere, capita di sentirsi incapaci di creare. Perdiamo l’ispirazione. Ecco perché di fronte ad un foglio bianco ci dichiariamo incapaci di disegnare o perché ci commuoviamo guardando un artista di strada. Una commozione che ha un retrogusto un po’ amaro e di cui, quando arriviamo a spiegare il senso, possiamo dire “vorrei poterlo fare anche io”.
La creatività parla cento lingue, ma di queste cento almeno una chiama e a volte, se le diamo ascolto, finisce che entriamo in uno stato di agitazione che ci fa ribollire il sangue nelle vene.33
Se sappiamo coglierla, questa scintilla è un bene prezioso; quello che amo definire “la parte maschile dell’universo”: tutti noi siamo madri, siamo il ventre e il calderone in cui sono depositate idee che dormono da anni e poi all’improvviso qualcosa ci sveglia e ci feconda. Può essere un artista di strada o più facilmente un collega che vedendoci annoiati davanti alla scrivania, un giorno ci dice: “Prova a disegnare un mandala, è rilassante, vedrai”.

Oppure può essere il link di un’amica sulla bacheca di Facebook: così Destinazione Umana è entrata nella mia vita. L’articolo parlava di un viaggio chiamato “Donne che corrono coi lupi”, come il libro di Clarissa Pinkola Estés, letto qualche anno fa e abbandonato a metà perché, ironia della sorte, mi comunicava la necessità di un cambiamento che non ero pronta ad assecondare. E ora tornava sotto quella forma.
Segnali.
Difficile ignorarli.
Così sono partita per poi rendermi conto che l’amarezza che ho provato al ritorno dai viaggi fatti negli ultimi quattro anni dipendeva dalla mancanza di nutrimento e di senso che il mio modo di viaggiare alimentava. Tutti quegli alberghi, la movida, l’all inclusive, i ristoranti scelti a casaccio, gli autoctoni con cui avrei voluto dialogare ma che avevo paura di disturbare. Tornavo a casa abbronzata, eppure vuota.Destinazione Umana non è un’agenzia viaggi, è un modo di guardare il mondo e il viaggio nel mondo; è una casa che ospita sotto il proprio tetto una selezionata raccolta di realtà rurali e di persone genuine che hanno molto da raccontare, mostrare, far gustare e infine insegnare delle loro vite da sottobosco.

Il sottobosco, ovvero quella cultura fatta di esistenze discrete ma ospitali, cibo cucinato con semplicità, favole e leggende che si perdono nella notte dei tempi, artigianato, arte, ma anche parole gentili e abbracci lunghi una vita, frutti raccolti dagli alberi e rimedi naturali, la saggezza popolare che ha il sapore dei ricordi di infanzia e delle vacanze con i nonni. Una cultura che cresce all’ombra dei colossi del turismo, ma che allaccia il nostro antico bisogno di sentirci selvatici, perché in fin dei conti, come gli altri animali, dalla terra veniamo, nella terra viviamo e alla terra torneremo, anche se la nostra casa è uno splendido loft a New York.

Di ritorno dal primo viaggio con Destinazione Umana è così che mi sento: una felce. Una delle piante più antiche della terra, che non scalpita per competere con gli alberi più alti nell’ascesa verso il cielo, che ama il bosco e tutto quel che si muove nella sua ombra. Una felce risvegliata, tuttavia. Una felce fecondata e desiderosa di raccontare il sottobosco cui appartiene con il dono della parola scritta.
Di qui la nascita delle Cronache, frutto dalla convinzione che la magia esista sotto forma di segni che ognuno di noi è chiamato a seguire. Abbiamo uno spirito guida, o se preferite, un filo rosso che collega il nostro passato al presente e al futuro, che ci porta a riscoprire talenti e capacità che credevamo defunti ma che costituiscono il fuoco della nostra esistenza, ciò che ci porta a vivere e a dare senso, non solo a tollerare di esistere. Il mio filo rosso è l’arte in tutte le sue forme, il vostro qual è?
Seguite le briciole sul sentiero o i fuochi fatui tra i rami degli alberi, cercate gli indizi nella caccia al tesoro. Giocate! E guardate il mondo con gli occhi della favola: solo così comincerà a parlarvi davvero.

"E non era stupida, sapeva quel che voleva. Solo, voleva cose impossibili." Cesare Pavese

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