CRAZY SYNCHRONICITY: Storie di giramondo tra Egitto, Londra e Israele

Questo è uno scoop, una meraviglia, un miracolo…Farete fatica a credermi.

Certe volte, in giro per il mondo, ti perdi per strada e anche per mesi ti chiedi quale sia il senso, il filo rosso, in ciò che ti sta capitando. La stessa tua fede in un senso, a volte, viene messa a dura prova. Poi ecco che all’improvviso, senza far rumore, con nonchalance, ti arriva sotto il naso un prodigio come fosse la cosa più normale del mondo.

In questa storia vi sono vari fili.
Filo uno. Sette o otto anni fa conosco a Dahab Nadeem, un ragazzo figlio di madre russa e padre palestinese, in grado di scrivere e leggere quattro alfabeti e di parlare sei lingue. Ci facemmo un paio di birre insieme con gli amici di allora e ci raccontammo storie di vita, come sempre capitava allora coi viaggiatori da tutto il mondo che si incontravano in quella comunità sul Mar Rosso ed ex oasi. Quattro mesi fa circa, trasferitami a Londra, mi scrive via Facebook un certo Nadeem, chiedendomi se potevamo vederci in quanto lui viveva a Londra da cinque anni e aveva visto delle mie news sul mio profilo. Era lui. Incredibile come è piccolo il mondo.

Filo due. Circa tre anni fa, non so come perché non mi intendo molto di arte figurativa, mi capitarono sotto gli occhi in Google questi meravigliosi dipinti. Mi colpirono per la loro dinamicità, per il loro colore, per l’amore che sprigionano e soprattutto perché rappresentavano una coppia mista, la mia situazione di allora e anche la situazione del sentirmi “ponte” da anni, nella vita e nei miei scritti, vivendo tra l’Italia e il Medio Oriente. Non ricordo in che occasione, forse per una poesia o un brano, avevo poi ricercato questi stessi dipinti in rete e mai più ritrovati, con nessuna combinazione di parole chiave possibile, nulla. Mi arrabbiai con me stessa per non aver salvato quel nome.

Filo tre. Prima di lasciare Londra, Nadeem mi chiede se i suoi genitori possono affittare una stanza nella casa in cui vivo per una settimana, perché sua madre ha qualcosa a che fare con la National Portrait Gallery, poi non ho fatto caso al seguito – credevo venissero come turisti per un’esposizione. Trascorrono mesi e ieri sera finalmente i genitori di Nadeem arrivano. Lei sembra sua sorella e sembra più giovane di me. Irina. Parlando, viene fuori che ha vinto un posto presso la Gallery con uno dei suoi ritratti, “Abu Muhammad”, un operaio palestinese – che oltretutto, quando l’ho visto, credevo una foto.

I due vivono a Haifa, mi raccontano dello studio di lei e della bella visione del mare dalla finestra. Rimango allibita dalle sue capacità. Allora corre in camera sua a prendere le sue altre brochures. E mentre i due mi parlano animatamente, entusiasti come bambini, di fronte al suo stile il sangue mi si gela. Non posso crederci, tra il suo materiale ritrovo alcuni di quei disegni. Riesco a fermarli solo dopo minuti per raccontare, con il forte sospetto che la pittrice dei dipinti che avevo tanto ricercato fosse lei. Cerchiamo il suo nome in internet, e ricompaiono tutti.

Irina Karkabi è quella persona, dorme da me con suo marito per una settimana ed è la madre di Nadeem. Il 18 giugno 2015 alla National Portrait Gallery c’è stata l’apertura ufficiale al pubblico della mostra che include un suo ritratto e ci siamo andate insieme. Io da questo e da altri prodigi disseminati lungo la mia via nel mondo devo ancora riprendermi.

Sonia Serravalli

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Gli articoli in questa rubrica sono pagine di diari di viaggio o di “diari segreti” mai pubblicate  e vogliono rappresentare un punto di vista diverso sul viaggio: quello del succo interiore, della ricerca del sé e della sua comprensione, pagine di riflessioni e di confidenze, di sensazioni e tentativi di introspezione, a volte dolorosa, a volte esaltante, ma sempre illuminante. Il tutto innescato proprio dal contatto con realtà diverse all’esterno da sé, modelli al di fuori dal nostro cristallizzatoci addosso: ossia ciò che di più fondamentale offre ogni viaggio.

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