Sul Nilo in feluca: diario ispirazionale

Non so che ora e che data sia. Questi dati saranno giusti sulla terra ferma, ma da quando sono salita sulla feluca il tempo ha smesso di esistere.

Hanno smesso di esistere i rumori, la sporcizia, la miseria, la stanchezza, i fastidi, il peso, la cattiveria; tutto è diventato eleganza e silenzio, profumi di serra narcotici e ammalianti, voci basse ed eco lontane. L’effetto dell’acqua del Nilo che ci guida con una lentezza esasperante per le sue lunghe anse, mentre percorriamo la sua lunghezza da Assuan a Luxor per quattro giorni, mi ha sedata immediatamente come un calmante. A ciò si è unito questo profumo afrodisiaco e misterioso dalle sponde, per me nuovo, che pulisce via tutto.

Le rive sono di un verde rigoglioso mai visto per le nostre campagne. L’odore di terra di qui è completamente diverso da quello dei campi di granoturco e di grano e di barbabietole e di mais che conosco. Quando poi ci siamo fermati per la prima sosta, mi hanno detto dalla feluca che si tratta dell’odore dei banani e dei fiori di mango. Ad ogni passo su questa terra tra il marrone vivo e il rosso-carne sale un profumo che credo in realtà sia il miscuglio di almeno cinque o sei componenti diverse. E’ come un odore di serra intensificato e cento volte più buono e più pieno. Assuan con questi odori e con il suo verde, con la pace del suo antico e vasto fiume e con i suoi ritmi lenti, mi ha stregato, facendomi sognare di trascorrerlo qui, il prossimo inverno, lontano dai venti freddi da nord del Sinai. Quando potrò finalmente conoscerla senza fretta, ASSUAN, nell’arco di mesi rallentati, e addentrarmi con tutto il tempo necessario per queste sue campagne incantate, che finora avevo visto solo nei cartoni animati sull’Oriente.

Foto di Sonia Serravalli (Photo-Poetry)

 

Una nota comica: non so se per scelta del capitano della barca, sapendo di ricevere un’ospite straniera, o se la cosa fosse già così in precedenza, ma la nostra feluca porta alte due bandiere: da una parte quella di Che Guevara, dall’altra quella della Ferrari…

Potrei continuare a viaggiare in questo modo e per questi silenzi per altri sei mesi, e gli hotel con i loro spazi chiusi e finti mi deprimono.

Il viaggio è solo per me: siamo io e questi tre uomini per quattro giorni: la guida chiassosa, il capitano dall’aria di un uomo molto saggio e il suo assistente più giovane, entrambi pervasi di un’eleganza innata e piacevolmente silenziosi. Il resto sono voci singole provenienti dall’entroterra, che si distinguono perfettamente da distanze abissali. Poi, ragli d’asino, aironi bellissimi, falchi e stormi di uccelli grandi e perfetti. A momenti, sembra quasi possibile assistere all’apparizione di Isis o di altre divinità egizie, come se ancora accarezzassero queste zone remote con la loro magia protettiva.

Sonia Serravalli

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Gli articoli in questa rubrica sono pagine di diari di viaggio o di “diari segreti” mai pubblicate  e vogliono rappresentare un punto di vista diverso sul viaggio: quello del succo interiore, della ricerca del sé e della sua comprensione, pagine di riflessioni e di confidenze, di sensazioni e tentativi di introspezione, a volte dolorosa, a volte esaltante, ma sempre illuminante. Il tutto innescato proprio dal contatto con realtà diverse all’esterno da sé, modelli al di fuori dal nostro cristallizzatoci addosso: ossia ciò che di più fondamentale offre ogni viaggio.