Palermo mon amour: scopri la Palermo Umana attraverso lo sguardo di Antonella

Palermo è la sua gente.
Gente che ti ferma per chiederti se hai bisogno di informazioni, che ti indica la via per la Cattedrale anche se non gliel’hai chiesta. È un uomo che passandoti accanto ti sente parlare, di una strana storia che ti hanno raccontato ..e  ti dice che sì, l’hanno detto anche a lui, ma signò, forse leggenda metropolitana iè.

Palermo è il tizio con la carrozza per i turisti, urla calesss! caleessss! con un improbabile accento francese. È un marpione, le donne le guarda proprio tutte. E urla più forte.
Palermo, l’africana mezza matriarca e molto pettegola, molto litigiosa, che ti saluta mentre fa le trecce.
Palermo è l’anziana con la parrucca nera e il bulldog, che se attacca a parlare non ti molla più.
Palermo ha 12 anni, rossetto rosso e sorriso spavaldo, prende in giro e provoca, ancheggia tra le bancarelle del mercato. Non ha paura, qui tutti si conoscono, questa è la vera protezione, altro che mafia.
A Ballarò se provano a scipparti la borsa, son stupidi o non sanno quello che fanno. Perché, che tu sia di qui o “forestiero” poco importa, i mercanti inseguiranno il borseggiatore con scatto da centometrista. E se lo becca il pescivendolo poi…è nei guai. Il pesciaro pesa 120 kili.
Palermo è Totò, il cane senza età, che asciuga la sua artrosi al sole.

Palermo è il prete centenario dalla voce rauca, uscito da una scena di Dario Argento.
Ogni mattina fa una lunga passeggiata all’aria aperta, sorretto da un giovane molto paziente, in un minuto fa per intero quasi due passi. Poi ritorna tra marmi e puttini a Casa Professa.
Palermo sono i ragazzi che hanno scelto di restare, quelli che rialzano le saracinesche del centro, che si danno da fare, che con la fantasia creano una prospettiva. E hanno mani d’oro.
Palermo è chi lotta e rompe i muri a testate, provando ad inseguire sogni onesti che sono già realtà. I codardi, quelli che lo sono da millenni, per fortuna, sono sempre meno.
Palermo sono le preghiere sommesse, in un silenzio irreale, in lingua greca, sui pavimenti traslucidi e nel segreto dei mosaici, nella chiesa della Martorana.
O il blu cobalto al tramonto, a contrasto con le cupolette rosse di san Cataldo.
Palermo è il coro tribale che riecheggia in un vicolo vicino casa. La comunità si riunisce due pomeriggi a settimana, sono tutti maschi, circa 30 persone, che intonano canti della loro terra.
Il solista non è un granché. Ma chiudi gli occhi: siamo in Nord Africa.
Palermo sa ascoltare e viaggia in slow motion.
Palermo finge di non vedere a volte, ma non si nega mai.
Palermo abbannìa, ma sa bisbigliare.
È lo sguardo per strada e quasi mai è solitudine.
È la freschezza. I piedi dentro l’acqua cristallina, i piedi azzurri, salati, i piedi nudi tra onde e granelli. Le capanne e la notte sui tetti col mal di schiena, pur di vedere le stelle.
È una pozza di fango, che riflette murales su muri scrostati e schizza di bambini selvaggi.

È la pasta fumante del Kassaro. E ci vanno tutti, studenti, lavoratori, manager, turisti.
E io, quando non voglio cucinare, perché costa poco ed è buona.
È perdersi nei vicoli e ritrovarsi grazie a mare o montagna.
O il cannocchiale fattosi via monumentale, da cui dietro prospetti di smog intravedi soffitti di Velasquez.
È l’anarchico tavolaccio di plastica delle taverne, sotto le tende rosse di una Vucciria sparita ormai, tra fiumi alcolici di sangue siciliano a 1 euro.
Sono le guglie svettanti della Cattedrale, la sua faccia color sabbia con sopracciglia ad arco acuto, lo splendore normanno.
È il cielo dello Spasimo, che non si sa.. se il suo tetto sfondato si sta mangiando il cielo o se è il cielo a invaderti gli occhi, in quel posto magico.
Il ramo del ficus, che torna alla terra e invade marciapiedi, incurante. E s’intreccia.
La pietra lunare a picco sulla costa, che ti guarda mentre vai al faro, su una via poco battuta.

Palermo è il clacson che ti spegne la fantasia.
Il vento bollente, scirocco di sabbia, e l’umido nelle ossa, sale nel naso.
Il morso al cannolo, la ricotta zuccherina che ti alza la pressione in un battito.
Palermo  è il luogo della vacanza, ti stordisce, ti inebria, ti conduce in un valzer da girar la testa.
Poi ti lascia andare, con l’odore addosso, di una spezia.
Gioco a fare la turista, a naso in su, per le vie di Palermo.
E sono lì, tra le sue pieghe, impantanata mi arrendo, persa eppure radicata, ancora sorpresa, ubriaca, innamorata e vinta.

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[VIAGGIA CON NOI] Per le vacanze di Natale ti portiamo alla scoperta di una Palermo come non l’avete mai vista: luccicante, immersa in un’atmosfera magica e suggestiva, con i mercati e le piazze addobbate. Una Palermo che si mette a nudo e vi svela la sua anima più umana e autentica. Quell’anima che Antonella, la destinazione umana che vi accompagnerà in questo viaggio, ci ha raccontato in questo post pieno d’amore.
I dettagli del viaggio in partenza li trovi cliccando QUI.

Responsabile comunicazione

«Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante» sintetizza perfettamente la personalità di Federica: disordinata, alla perenne ricerca di un equilibrio (è pur sempre una bilancia, anche se atipica!), dotata di un’energia dirompente che trova nella creatività una valvola di sfogo perfetta. La sua sfida quotidiana è portare innovazione negli ambienti tradizionalmente più statici e lo fa coi suoi modi diretti e il suo cuore grande, e con questo stesso cuore si occupa della comunicazione di Destinazione Umana.