Del necessario lato selvaggio: diario ispirazionale

. Dahab, Egitto

Qui in Sud Sinai mi mancano i boschi. Il bosco, il verde, gli alberi, hanno sempre dissipato le tensioni stratificate provenienti dal mondo urbano. Le spazzolavano via. Anche qui ho bisogno del “lato selvaggio”.

Quando la giornata si è condensata di quel tipo di pressioni tecnologiche, mediatiche, di provenienza virtuale o personale che sia, delle normali tensioni della vita in relazione con gli altri, quando scatta il “take a walk in the wild side”, ecco che ricorro al deserto. Quando non ho tempo per arrivare fino al deserto, la mia “wild side” è la cosiddetta “Assalah”, la parte più vergine, più povera e più rozza della cittadina; la zona in cui un turista raramente incappa, il quartiere delle baracche e delle strade di polvere, dei bambini che giocano per la strada. Quel luogo, specialmente al tramonto, rilascia le ansie e il controllo accumulato nel corpo, scioglie tutti i calcoli e i numeri, mi rimette in pace con il mondo, in equilibrio tra l’ordine e il disordine. Mi fa ricordare che, quando da bambina mio nonno mi portava a vedere i presepi degli anni Settanta nelle chiese, io rimanevo letteralmente affascinata dai monti di cartone del Medio Oriente, dai pastorelli con il loro gregge, dalle baracche, dalle botteghe di artigiani (il fabbro, il calzolaio), dalla vita semplice di strada, dalle lucine la sera, da quel cielo cobalto stellato quando calava la luce… Adesso, ho quei monti di cartone davanti alla mia finestra e l’Assalah mi da i pastorelli con il loro gregge, le baracche, le botteghe di artigiani, la vita semplice di strada, le lucine la sera, quel cielo stellato cobalto quando cala la luce… Nonno, ce l’ho fatta.

foto di Sonia Serravalli – “PhotoPoetry”

 

L’Assalah è la città dai gatti che saltano fuori come proiettili dai cassonetti della spazzatura, spaventando gli stranieri. Quello è il posto in cui, con i Nirvana ad alto volume nelle orecchie, Mina, David Bowie o Lisa Gerrard a seconda del sapore del giorno, cammino sopra rocce antiche, stracci, pezzi di giocattoli fatti in casa, copertoni, ossa di animale e non-vuoi-sapere-di-che-altro.

 

Sonia Serravalli

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Gli articoli in questa rubrica sono pagine di diari di viaggio o di “diari segreti” mai pubblicate  e vogliono rappresentare un punto di vista diverso sul viaggio: quello del succo interiore, della ricerca del sé e della sua comprensione, pagine di riflessioni e di confidenze, di sensazioni e tentativi di introspezione, a volte dolorosa, a volte esaltante, ma sempre illuminante. Il tutto innescato proprio dal contatto con realtà diverse all’esterno da sé, modelli al di fuori dal nostro cristallizzatoci addosso: ossia ciò che di più fondamentale offre ogni viaggio.