Sotto lo stesso cielo: Destinazione Kuala Lumpur

Luglio. Una Kuala Lumpur talmente umida da farti sudare anche sotto la doccia (e non è tanto per dire). Ci tocca stare un mese circa in questa metropoli, aspettando che il nostro laptop venga riparato.

Per quanto non ci piaccia granché l’idea di stare fermi così a lungo in città, cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno: abbiamo tempo a sufficienza per poter andare alla ricerca di nuove esperienze e sfide, se non altro.

E così incontriamo Ken. Professore universitario di giorno, cuoco a domicilio di notte. Ci offre ospitalità in cambio di qualche aiuto nella gestione della sua guest house.

La struttura ha però appena aperto, e i clienti scarseggiano; così, dopo due settimane passate a lucidare un pavimento che rassomigliava sempre più ad uno specchio, il lampo di genio negli occhi di Ken: organizzare una serata a tema Italia, in cui Giuse cucinerà alcuni piatti tipici della nostra terra, e io (Nina) mi occuperò di fare, a fine serata, una presentazione introduttiva sulla cultura gastronomica italiana.

Il tutto suona incredibilmente eccitante, divertente e, per di più, assolutamente su misura per noi: Giuse e la sua passione per la cucina tradizionale, e io e la mia vena creativa e narrativa, portatori sani di italianità nella cosmopolita e modernissima Kuala Lumpur.

Inevitabilmente, accettiamo.

Inizia così un andirivieni tra negozietti locali, supermercati, mercati e gastronomie italiane, alla ricerca degli ingredienti disponibili sulla piazza in modo da stilare un’idea di menù.

Quello che sembrava un gioco da ragazzi si rivela un rebus difficilissimo.

Abbiamo un budget ridottissimo, il che già ci porta a scartare oltre la metà degli ingredienti sulla piazza. Di quello che resta, un altro 20% se ne va a causa della mancanza di una cucina attrezzata: abbiamo a nostra disposizione soltanto una padella, una pentola alta e due fuochi. Ken ha ordinato un forno elettrico piccolino, ma la consegna è stimata per il giorno successivo alla cena. Infine, il caldo disumano e la necessità di dover cucinare al volo per trenta persone ci porta a dover eliminare tutte le ricette che superino i dieci minuti di preparazione.

Su una cosa, non si transige: per cucinare italiano, costi quel che costi, serve l’olio d’oliva. Diremo no a tutti i tentativi di Ken di farci optare per un più economico olio di sansa, o persino olio di semi di uva.

Ed alla fine eccolo, il menù: tris di antipasti composto da insalata di pollo e sedano, parmigiana di melanzane al ragù e peperoni grigliati sott’olio, seguiti poi da uno spaghetto alla puttanesca; per concludere, l’immortale tiramisù.

Giuse inizia a cucinare con due giorni di anticipo. L’obiettivo è arrivare alla sera della cena con tutti i piatti già preparati, fatta eccezione ovviamente per la pasta. Contemporaneamente, io inizio a studiare saggi online e puntate di programmi televisivi sulla storia della cucina italiana, a caccia di falsi miti, curiosità, e leggende. Contemporaneamente, Ken inizia a promuovere l’evento sui social network e, in poco più di ventiquattr’ore, la serata va sold-out: abbiamo trenta persone da sfamare!

Arriva finalmente il grande giorno. La terrazza è pronta, la tovaglia a quadri bella stesa (tenuta ferma con le mollette per i panni, come in ogni mangiata in terrazza che si rispetti), le candele sono accese, e Kuala Lumpur ci regala uno dei suoi più limpidi tramonti. Persino la colonna sonora è perfetta, con una carrellata di canzoni da Lucio Dalla a Mina, attraverso tutti i principali cantautori italiani.

E’ persino arrivato il forno elettrico in mattinata, ragion per cui decidiamo di sfornare a sorpresa anche un paio di belle forme di pane fatto in casa.

Quando io e Giuse saliamo in terrazza per presentare la serata, lo spettacolo davanti a noi è incredibile: giapponesi, francesi, iraniani, cinesi, malesi, olandesi…abbiamo tutto un mondo di persone sedute insieme, una tavolata multietnica, interreligiosa, internazionale. Il cibo unisce, questo è fuori discussione.

Condividere la nostra cultura gastronomica con chi non l’ha mai conosciuta di persona è un qualcosa di estremamente interessante. Insegnare a una giapponese come si fa la scarpetta, leggere lo stupore negli occhi di chi non sapeva che il tiramisù non ha bisogno di cottura, raccontare la leggenda che si nasconde dietro il nome del sugo alla “puttanesca”: il cibo forse è uno dei modi più semplici, autentici e tradizionali per raccontare l’Italia.

 

Quella che doveva essere una cena di un paio d’ore, tirerà fuori chiacchiere fino alle due di notte.

Se ci avessero detto che un giorno ci saremmo trovati a Kuala Lumpur, uno degli emblemi della modernità, a cucinare la parmigiana canticchiando “Perdere l’amore”, e conquistarci l’affetto e la simpatia di persone provenienti dalle parti più disparate, non ci avremmo mai creduto.

Di Kuala Lumpur, oltre alla classica foto sotto le Petronas Tower, portiamo nel cuore il piacere di aver fatto scarpetta a lume di candela con dei perfetti sconosciuti, e di aver fatto rivivere l’autentica atmosfera italiana delle sere calde d’estate passate in terrazza.

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