#libridaDU: India

India, dove tutto è cominciato, dove affondiamo le nostre radici più profonde e dove ciascuno di noi, in un modo o nell’altro, trova quello che sta cercando. Un viaggio straordinario, raccontato già da mille autori, ciascuno col suo stile. Mircea Eliade in qualche modo li sconfessa tutti. Lui, storico delle religioni e grande indagatore della spiritualità umana, la “sua” India l’ha raccontata così.

Un paese su cui si è detto tutto, ma non si è detto niente. Così la immagina. E la descrive senza la pretesa di redigere un avventuroso diario di viaggio, condividere emozioni profonde o svelare verità mistiche. Il suo è un semplice ma sincero resoconto di molti mesi passati in India, percorrendola tutta, dallo Sri Lanka alle vette dell’Himalaya, da Darjeeling al lussureggiante Kerala.

Ci parla del fascino ancestrale di Benares, con le sue contraddizioni che agli occhi di un occidentale sembrano intollerabili, e delle centinaia di migliaia di persone che si ammassano ad Allahabad per la festa del Kumbha-mela. Ci porta a caccia di coccodrilli sul Gange con un gruppo di grezzi scuoiatori e poi litiga con i portantini nel centro di Delhi. Ci coinvolge nelle discussioni innaffiate di whisky con un vecchio inglese fanatico di botanica e si fa arrestare da un doganiere alla frontiera con l’Afghanistan.

Il racconto strega il lettore. La dimensione temporale è quella dell’India coloniale dei primi anni Trenta, con Gandhi che è ancora un giovane rivoluzionario e le abluzioni mattutine che si mischiano con il tè delle cinque. E poi Mircea Eliade non si limita a un racconto asettico, ma aggiunge sempre brevi pillole di filosofia e spiritualità che ci permettono di cogliere la vera anima indiana in ogni piccolo e apparentemente insignificante gesto quotidiano.