Dal Friuli Venezia Giulia all’Albania in bicicletta: un viaggio (ispirazionale) per uscire dagli schemi

Qualche settimana fa, durante una delle presentazioni della nostra Guida di Viaggio per cambiare vita, abbiamo incontrato Davide, un ragazzo friuliano che era da poco tornato da un’avventura di viaggio molto ispirazionale. In compagnia di un amico, è infatti partito dal Friuli in sella a una bicicletta per raggiungere l’Albania, una meta non tradizionale, ma incredibilmente ricca di fascino.

Contagiati dal suo entusiasmo, gli abbiamo chiesto di condividere con noi la sua esperienza. Con un focus particolare sugli incontri che aveva fatto e le ispirazioni che si era portato a casa, ovviamente. 🙂

Ecco qui l’intervista che ne è scaturita. Buona lettura.. e buon viaggio!

Cosa ti ha spinto a partire e che ispirazione stavi cercando?
Uscire dai soliti schemi ai quali, purtroppo, siamo legati, fare un viaggio alla riscoperta della natura e alla ricerca di me stesso. E poi avere la possibilità di godermi il paesaggio anche in movimento, cosa che in macchina, non sempre è possibile, dimostrare che non è necessario avere un mezzo motorizzato per coprire lunghe distanze, basta una bicicletta. Infine abbattere i pregiudizi che, spesso, descrivono certi posti come non adatti a un turismo tranquillo e sicuro, confermare che tutto il mondo è Paese, incontrare nuove persone di culture differenti e vedere cosa ci unisce gli uni agli altri, al di là di ogni frontiera e barriera mentale e fisica.

Quali sono state le tappe di questo viaggio? Come vi siete organizzati e chi ti accompagnava in questa avventura?
In realtà, le uniche tappe decise erano Tirana e Durazzo da dove abbiamo preso il traghetto per tornare a Trieste, le altre erano -diciamo- casuali. Del resto, sono convinto che il vero piacere sia nel viaggio stesso più che nella meta.
Il percorso era il più diretto possibile: lungo la costa Croata, passare il minuscolo pezzo della Bosnia, di nuovo Croazia, Montenegro e finalmente Albania, fermandoci mano a mano nei posti più belli che trovavamo strada facendo, dormendo il più possibile nei campeggi o buttando la tenda dove capitava, clima permettendo.
Il cibo lo si recuperava man mano nei paesi che incontravamo: a pranzo si mangiava qualcosa di veloce e sostanzioso come pane e formaggio con pomodoro e cetrioli, frutta secca; per cena e colazione si cucinava qualcosa di bello energetico, tipo minestre o pastasciutta.
Come bagaglio abbiamo cercato di portare solo le cose che si ritenevano utili o indispensabili: e cioè tenda, sacco a pelo, fornello ad alcool, biancheria intima, qualche vestito pesante e altre cose simili, ciò nonostante, molte cose non sono state minimamente usate 🙂 .
Purtroppo, come spesso accade, i programmi umani, non sono proprio stati tenuti in conto da madre natura, che si è scatenata con noi dal secondo giorno con un vento incredibile, ci ha regalato delle giornate di sole magnifiche ma, ha rallentato la nostra avanzata rendendola molto faticosa.
Gli ultimi 3 giorni sono stati, invece, all’insegna della pioggia e del freddo. Insomma abbiamo sperimentato un po’ tutto in poco tempo, 12 giorni totali.
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Il mio compagno di viaggio è stato il mio amico Ervin, albanese di nascita. La scelta del mezzo è stata influenzata da una comune passione per la bicicletta che in lui è sbocciata da poco mentre io me la porto dietro da anni. Da sempre progetto un viaggio a bordo di questo straordinario mezzo ecologico e umano e quando finalmente si è presentata l’occasione di farlo, siamo partiti!
Non dico sia stato facilissimo, ma la soddisfazione dell’impresa non ha prezzo.
L’Albania è certamente una meta poco mainstream ma che negli ultimi anni si sta facendo sempre più notare. Tu la consiglieresti ad un viaggiatore da destinazione umana? E se sì, perché?
Sì la consiglio per vari motivi. In primis perché è molto bella e pittoresca: sta rinascendo dalle proprie ceneri e si respira voglia di emergere, vivere, essere qualcuno. Poi perché sì possono trovare ancora posti, cibi e mestieri ormai persi o dimenticati e infine perché la gente, al contrario di quel che si pensa, è molto ospitale e di cuore. Talvolta la lingua molto dura fa sembrare ogni dialogo un litigio ma, fatta l’abitudine a questo, hanno un’indole molto generosa e accogliente quanto quella del nostro caloroso sud.
Certo, non la consiglio come tappa per un ciclista inesperto: le strade sono tutte un saliscendi e abbastanza pericolose, ma, è l’unica pecca da segnalare, anche se sono sicuro si possa trovare un percorso molto più tranquillo a livello traffico e pendenze, dipende sempre dal tempo che si ha a disposizione e dagli obiettivi che ci si pone.
Su Destinazione Umana raccontiamo di viaggi ispirazionali e di incontri che possono potenzialmente cambiare la vita. Tu ne hai fatti lungo questo percorso? Ce li racconti?
Direi che la destinazione umana migliore e più concreta, sia stata riscoprire noi stessi: le varie prove sostenute lungo il viaggio ci hanno infatti  dato la possibilità di dimostrare la nostra tempra, fisica e psicologica. Mi sento molto cambiato (credo in meglio) dopo questo viaggio: sono più rilassato e risoluto in quello che voglio.
Le varie persone e i vari luoghi incontrati lungo il percorso sono poi stati fenomenali. e indimenticabili
Il primissimo incontro è avvenuto con una signora austriaca, cicloturista come noi, che andava fino in Toscana in solitaria (tanta stima!).
Verso Prizna, tappa per prendere il traghetto diretto a Pag, abbiamo poi incrociato uno svizzero-francese che girava per i Balcani in solitaria, anche lui in bicicletta. Questo ragazzo è stato l’involontario collegamento con due studenti universitari tedeschi che si stanno regalando una vacanza di due mesi in giro per l’Europa e che abbiamo conosciuto a Pag e con i quali abbiamo condiviso un pezzo di strada. Eravamo al suo fianco nel momento in cui uno di loro, Tobias, ha raggiunto i 10.000 Km ed è stato un momento memorabile; inoltre ci hanno dato consigli utilissimi su come attrezzarci per un viaggio in bicicletta. Insomma, sono stati compagni di viaggio preziosi e piacevoli!
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Ma gli incontri migliori sono avvenuti gli ultimi tre giorni di viaggio.
Il primo è stato l’ostel Anton a Tivat in Montenegro, un meraviglioso posto, ambientato a mo’ di baita montana, dove si può far conoscenza con ragazzi di ogni provenienza, suonare liberamente vari strumenti e offrire il proprio tempo a favore della gestione del luogo, in cambio di alloggio e vitto gratuiti. Lì abbiamo trovato un’accoglienza veramente familiare anche se ci siamo fermati appena un giorno.
Un altro, seppur brevissimo, incontro che mi ha dato molto da pensare è avvenuto all’uscita dal Montenegro su una stradina in mezzo ai colli tra Bar e la frontiera Albanese. Passando per Ulcinj, abbiamo incrociato un bambino che aiutava il papà e il nonno a sistemare un muricciolo i pietre, sotto una pioggerellina fina ma costante. Quando ha alzato la mano per ricevere un cinque mi ha strappato un sorriso: la sua manina minuscola nella mia e il nostro incrocio di sguardi fortuito e casuale mi hanno fatto pensare al potere dei viaggi. A quanto sia bello e incredibile e arricchente, mettere il naso fuori dalla porta di casa e aprirsi al Mondo. E agli altri.
Infine ci sono Arisa e Zhaklin, le ragazze che ci hanno ospitato a Tirana e che sono un’autentica destinazione umana. La prima lavora per un’azienda che produce vetri, parla Albanese, Inglese, Italiano e un po’ di francese, mentre l’altra fa la cronista per una famosa tv locale e parla Albanese, Inglese ed un fluente toscano con tanto di c aspirata.
Grazie a tutti questi incontri sono riuscito a capire molto della mentalità della gioventù albanese e delle varie problematiche che affliggono il Paese ed ostacolano la ricrescita. E che non sono poi così distanti da quelle che viviamo noi quotidianamente.
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Anche il viaggio di ritorno è stato foriero di incontri che ci hanno permesso di raccontare la nostra esperienza e scambiarci impressioni. Ci siamo imbattuti in cinque magnifici e simpaticissimi vecchietti (un po’ folli!) che stavano facendo il nostro medesimo giro in bicicletta (solo con qualche agio in più) e in un ragazzo albanese che tentava la fortuna in Europa. E poi in un motociclista ebreo intelligente e brillante e in tre studenti dell’alberghiero che sul traghetto stavano facendo lo stage.
Insomma, come capirete dal mio entusiasmo, è stata sicuramente un’esperienza straordinaria che non solo vorrei ripetere, ma anche condividere con chi magari l’ha sempre sognata ma non ha mai avuto il coraggio di partire davvero.
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Se anche tu vuoi sperimentare un viaggio in bicicletta, ne abbiamo uno giusto giusto in partenza
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Responsabile comunicazione

«Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante» sintetizza perfettamente la personalità di Federica: disordinata, alla perenne ricerca di un equilibrio (è pur sempre una bilancia, anche se atipica!), dotata di un’energia dirompente che trova nella creatività una valvola di sfogo perfetta. La sua sfida quotidiana è portare innovazione negli ambienti tradizionalmente più statici e lo fa coi suoi modi diretti e il suo cuore grande, e con questo stesso cuore si occupa della comunicazione di Destinazione Umana.