Tornare a casa con la luce negli occhi: il Viaggio da Destinazione Umana di Valentina

Valentina ha trent’anni e due bellissimi occhi azzurri rimasti un po’ spenti per troppo tempo. Una settimana fa è tornata dal primo viaggio da Destinazione Umana della sua vita. E ai suoi bambini non ha portato giochi o souvenir, ma luce. Perché gli incontri ispirazionali ti illuminano, ti illuminano sempre. E lei di incontri ispirazionali, nel suo viaggio in Calabria, ne ha fatti davvero tanti.
Non ci credi? Leggi tu stesso il suo racconto e dimmi se non emana luce! 🙂
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Ed eccomi di ritorno dal mio viaggio in Calabria con Silvia, la mia amica di sempre, che ho accompagnato durante il tour promozionale di Destinazione Umana – la guida di viaggio per cambiare vita. A casa mi aspettano il mio compagno e i miei bellissimi bambini. Con la faccia sorridente mi saltano addosso, mi baciano e abbracciano e, come tutti i bambini di questo mondo, mi chiedono “Allora mamma cosa ci hai portato dal viaggio?

Io li guardo sorridente e un po’ beffarda rispondo “Bene bambini, questa volta non ho comprato calamite o cartoline, vi ho portato a casa un ricordo da condividere insieme a voi. Il ricordo dei paesaggi, degli odori, dei sapori, dei volti e delle parole che sono ormai immagini indelebili nella mia memoria”.

Ho sempre viaggiato. Fin da piccola mio padre e mia madre mi hanno abituata a essere cittadina del mondo, ho visto posti incredibili che ti tolgono il fiato, ho girato per le grandi metropoli europee e americane, ho visto spiagge bianche e aridi deserti. Il viaggio ha sempre fatto parte di me, come una cosa necessaria per vivere, vedere ed esplorare. Crescendo ho perso questa buona abitudine e diventando mamma è diventato ancora più difficile. Viaggiare si è trasformato sempre di più nell’andare in “vacanza” le due settimane centrali di agosto, quando hai le ferie dal lavoro e non vedi l’ora di sdraiarti sul un lettino e lasciare che tutta la stanchezza dell’anno se ne vada. Bambini in acqua e tu su un lettino per 15 giorni insieme a tanti altri che insieme a te affollano le spiagge.

Questa volta, invece, è stato diverso, è stata una vera e propria fuga.

Ho appena lasciato il mio lavoro con uno stipendio fisso e orari flessibili perché mi  stavo spegnendo. L’azienda di famiglia dove mio padre già mi vedeva tra qualche anno , lui in pensione e io a continuare  il lavoro di una vita che con tanta fatica si era costruito, un futuro certo. Ho provato con tutta me stessa a convincermi che era la cosa giusta per me e per tutti ma non ci sono riuscita. Ho provato a vedere il bello in quello che stavo facendo e ogni tanto ci riuscivo, ma poi ricominciava tutto da capo: la noia e le ansie che crescevano, gli attacchi di panico sempre più forti, la totale incapacità di riuscire a relazionarmi con gli altri.

Non mi sentivo bene, non ero più io.

Per 4 anni ho fatto finta che fosse così che doveva andare la mia vita. Tornavo a casa frustrata da un lavoro che non mi piaceva e mi occupavo della famiglia e della casa con un nervosismo costante che trasmettevo inevitabilmente a chi mi stava intorno. E poi due mesi fa ho detto basta, non ce la faccio più, ho solo questa vita e non voglio passarla così, ho trent’anni e non voglio  morire qui dentro facendo qualcosa che non mi appartiene, almeno ci devo provare. Ho detto a mio padre che quello non era il futuro per me, che non me la sentivo più e che forse era meglio rinunciare al suo sogno di vedermi portare avanti l’azienda. E così è stato.

Da giugno ho lasciato il lavoro e sono a casa con i miei bambini e quelli di altri genitori che al momento stanno lavorando. E nel frattempo mi guardo intorno, cerco di portare avanti quello che sarebbe il mio progetto, quello che vorrei fosse la mia vita.

E questo viaggio in Calabria con Silvia mi è stato d’aiuto e d’ispirazione, mi ha prima tolto e poi dato.

Mi ha “tolto” perché questo viaggio mi ha portato via le ansie di tutti i giorni, quelle che piano piano erano cresciute dentro di me senza che me ne accorgessi. Mi ha tolto le insicurezze che mi facevano sempre sentire inadeguata di fronte all’altro, come se dovessi sempre dimostrare qualcosa . Mi ha liberato dalla paura che paralizza ogni mio passo in avanti, verso me stessa e verso l’altro che non conosci ma che condivide con te questo mondo.
Ricordo perfettamente l’istante esatto in cui  tutto questo è successo. Ero sdraiata per terra in  un prato, sopra di me soltanto il cielo blu intenso e il sole che filtrava tra le foglie degli aranci. Ho chiuso gli occhi e mi sono abbandonata completamente, in lontananza una banda risuonava nel paese. In quel preciso istante ho sentito il silenzio, non fuori ma dentro di me, ho sentito che il vento si era portato  via tutto come fa con le nuvole quando soffia forte.

racconto-valentina

Mi ha “dato” perché mi ha riempito di nuovo di belle esperienze e belle facce di persone che lottano tutti i giorni tra burocrazie, pregiudizi e indifferenze per un mondo migliore, un mondo che soltanto noi possiamo costruire stando insieme e condividendo un obiettivo comune.

Parlare, confrontarsi  e condividere sono le parole chiave per il nostro futuro, per non sentirsi più soli. Perciò mi sento di ringraziare Destinazione umana e soprattutto Silvia per l’opportunità che sta dando a tutti noi di vivere esperienze diverse e che mi auguro possano essere d’ispirazione per voi  come lo sono state per me.

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Responsabile comunicazione

«Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante» sintetizza perfettamente la personalità di Federica: disordinata, alla perenne ricerca di un equilibrio (è pur sempre una bilancia, anche se atipica!), dotata di un’energia dirompente che trova nella creatività una valvola di sfogo perfetta. La sua sfida quotidiana è portare innovazione negli ambienti tradizionalmente più statici e lo fa coi suoi modi diretti e il suo cuore grande, e con questo stesso cuore si occupa della comunicazione di Destinazione Umana.