Crescere in Destinazione Umana, dove io ti custodisco, e tu non mi appartieni.

Ciao, tu.

Tu che quando devi dire che lavoro fa la tua mamma arricci il naso e dici “non lo sho, la mia mamma shcrive sempre”.

Tu che mi accarezzi l’orecchio destro la sera stesi a letto mentre ti leggo un libro, tu che la prima volta che ti ho visto, ormai sei anni fa, eri una stella bianca che pulsava in un monitor. Tu che la prima volta che ho ti ho sentito muovere eri una farfalla nella mia pancia mentre attraversavo una sala piena di persone, tu che sei nato in una notte di giugno dopo un temporale bollente, tu che la prima volta che ho guardato i tuoi occhi c’era dentro tutto l’amore del mondo. Ciao, tu. Che ami i numeri ma non sai ancora disegnare, che dici che da grande vuoi aprire una pizzeria fatta a forma di razzo, oppure vuoi essere un veterinario. Tu che in macchina vuoi ascoltare solo l’inizio di Good Life perchè vuoi sentire la batteria, tu che hai le gambe lunghissime e vuoi i sandali aperti per correre come Flash.

Tu, che chissà da dove sei venuto, tu che io prima di te ero solo io, e poi ero io con te. Che tutte le scelte da quel momento in poi si portavano dentro una domanda dalla risposta impossibile: e la tua felicità?

Ci sono stati molti giorni in cui ho camminato, ho corso, ho preso autobus, treni, aerei, ho lavorato davanti a un computer, ho fatto la spesa al supermercato, oppure ho preparato un piatto di pasta, giorni in cui mi sono lavata i capelli, provata vestiti, fatta la doccia, molti giorni in cui mi sono addormentata, svegliata, rigirata nel letto, facendomi questa domanda.

Questa domanda me la sono fatta anche nel “mio” 2015, l’anno in cui ho fatto la piccola rivoluzione che mi ha portata a lasciare un lavoro (molto) sicuro, con uno stipendio (molto) buono, ma che non era per niente la mia strada, per una strada che invece aveva sopra il mio nome.

L’anno in cui Destinazione Umana è diventata il mio lavoro, ma anche molto di più. È diventata per molte cose la mia casa, per altre potrei dire che è diventata la mia famiglia. Un luogo del cuore, della vita e del lavoro dove essere colleghi ha come senso imprescindibile essere se stessi, e quello che ci siamo promessi è stato di essere veri. Dove giochiamo duro, picchiamo duro, dove seminiamo, innaffiamo, raccogliamo, dove collezioniamo successi e fallimenti. Un luogo del cuore, della vita e del lavoro dove stai crescendo anche tu, anche se non sai spiegare che lavoro faccio.

Crescerti in Destinazione Umana significa che la mamma lavora ad orari strani, a volte la mattina alle 6, a volte in una sala piena di persone raccontando del nostro libro, a volte lavora seduta in un parco, a volte lavora nell’ufficio giallo, a volte lavora nell’ufficio rosa. Crescerti in Destinazione Umana significa che la mamma a volte viaggia andando a trovare le Destinazioni Umane, e a volte vieni anche tu con me.

Crescerti in Destinazione Umana significa che la mamma vuole insegnarti a credere nei tuoi sogni, e vuole ripeterti che potrai essere chi vorrai. Significa che la mamma crede nel lasciarsi ispirare, che la mamma crede in quel “vivere, viaggiare e lavorare ispirati” che raccontiamo con Altronauti, significa che la mamma mette alla prova se stessa ogni giorno per essere coerente con le parole con cui stiamo ispirando la vita di migliaia di persone, le persone che ci seguono, che viaggiano con noi, che scelgono Destinazione Umana per il loro prossimo viaggio.

Ispirazione, verità, libertà, sostenibilità, accoglienza, passione, appartenenza, felicità, equilibrio, sviluppo.

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Significa che la mamma vuole raccontarti un mondo dove l’incontro con l’altro essere umano, l’attenzione al cuore dell’altro, il rispetto dei suoi confini, dei suoi limiti, la cura della sua fragilità e dei suoi talenti, è fondamentale e tutto questo va perseguito, curato, imparato, affinato, va difeso. E non ci metterai un giorno, e nemmeno cento, nemmeno mille. Ci metterai una vita. Sbaglierai, soffrirai, ricomincerai e scoprirai che la sofferenza si può trasformare, si può donare e si può evolvere.

Un mondo in cui tutto dipende da te. Dove tu sei l’inizio e la fine del tuo viaggio. Dove io ti custodisco e tu non mi appartieni.

Dove il giorno in cui andrai per la tua strada, vorrei poterti dire che davvero non conta il dove ma il chi, e ti augurerò una strada piena di “chi” da incontrare davvero.

Alcuni consigli per i genitori che vogliono #VIAGGIAREispirati in una Destinazione Umana con i loro bambini

La Casa dei Nonni dove vi accoglie Sonia, nelle Marche (Fermo)

Fattoria Quercia, dove vi accoglie Federica, in Valsamoggia (Bologna)

Allaolla, dove vi accoglie Misha, in Friuli (Pordenone)