#libridaDU: La strada

L’hobo è il vagabondo, il senza fissa dimora, la “pietra rotolante” che viene sballottata qua e là dalla vita, senza certezze ma anche senza catene. Nell’America del boom industriale di inizio secolo gli hobos erano tantissimi, quasi tutti costretti dalle circostanze. Fra questa moltitudine di disperati, ce n’era uno che probabilmente conoscete anche voi: il suo nome è Jack London.

Fate finta di leggere Kerouac cinquant’anni prima. Ecco La strada di Jack London. Uno spirito ribelle, indomito, con la grande sfrontatezza della sua giovane età, che viaggiava su e giù per l’America turbando la quiete borghese come un punk ante-litteram.

Il giovane Jack si presentava a casa dei benestanti intortandoli con la sua parlantina e convincendoli a rifornirlo con cibo e vestiti caldi. Finito in prigione a Niagara Falls, prima vuole ergersi a paladino dei diritti civili e protestare contro l’ingiusto processo subito da lui e da altri vagabondi pizzicati ma poi, calato nella dura realtà del carcere, capisce subito come si sta al mondo e la sua malizia lo fa diventare uno dei boss del pen.

La strada parla di questo, di una giovinezza passata a raccontare storie incredibili e a viverne di ancor più straordinarie. Quali sensazioni trasmette questo libro? La prima, più forte, quasi violenta, è l’irriverente senso di onnipotenza del ventenne, che rischia la vita per scroccare un passaggio comodo, che truffa la gente per una frittata calda, che sfida la legge e l’ordine costituito.

Ma anche un senso di sana ribellione. Una piccola pecorella che si distacca dalla massa del gregge ben avviato sulla strada della borghese tranquillità di chi sta per essere ricoperto da una pioggia di benessere materiale e ricchezza. Una pecorella che, pur di non piegarsi alla banalità, sceglie la vita della strada.