Magazine di Destinazione Umana

Che cosa significa accogliere?

Qualche giorno fa ero a pranzo con un collega e ad un certo punto viene fuori il discorso Destinazione Umana.

Lui conosce molto bene il progetto, in quanto ha percorso insieme a noi tutte le tappe della nostra storia, eppure se ne esce con questa domanda: “Ma in pratica un viaggiatore che arriva in una Destinazione Umana cosa può fare?”. Senza nemmeno scompormi troppo, nonostante non mi aspettassi una domanda del genere proprio da lui, ho cominciato a spiegargli.

Gli ho detto che al centro delle nostre attività c’è l‘accoglienza.

Amo l’etimologia di questa parola:

ac-cò-glie-re (io ac-còl-go)
Ricevere qualcuno o qualcosa; accettare; attraverso una presunta forma latina: accolligere, da colligere cogliere, raccogliere; a sua volta questo è composto da co- insieme e lègere raccogliere.
L’accoglienza è un’apertura: ciò che così viene raccolto o ricevuto viene fatto entrare – in una casa, in un gruppo, in sé stessi. Accogliere vuol dire mettersi in gioco, e in questo esprime una sfumatura ulteriore rispetto al supremo buon costume dell’ospitalità – che appunto può essere anche solo un buon costume. Chi accoglie rende partecipe di qualcosa di proprio, si offre, si spalanca verso l’altro diventando un tutt’uno con lui. E anche se l’accoglienza di un vecchio amico siciliano può parere aliena rispetto all’accoglienza del conoscente giapponese, rimangono il medesimo fenomeno, diverso solo perché diverse sono le persone e le culture e il loro modo di aprirsi, il loro modo di fare entrare.

A 30 anni sto comprendendo il significato enorme e prezioso di accoglienza, che da anni cito quando parlo di Destinazione Umana, ma che sento di star interiorizzando sempre di più solo negli ultimi mesi.

Credete che accogliere sia un movimento semplice da fare?

Accogliere significa fare lo sforzo (sì, esatto, lo sforzo) di aprire le porte di casa propria, intesa proprio come casa, ma anche come cuore, come famiglia, come confini, a chi ti sta bussando. Per chiederti aiuto, per riposarsi, per condividere un’esperienza, per creare scambio.

Accogliere significa riconoscere l’altro. Nel senso di vederlo. Di osservarlo e di osservarsi attraverso i suoi occhi. Che è facile quando si è in risonanza, molto meno quando si stride.

Accogliere significa ascoltare, non solo ciò che vogliamo sentire ma anche ciò che ci fa arrabbiare, che ci ferisce, che ci innervosisce, che non condividiamo, che vorremmo zittire.

Accogliere significa agire per andare oltre, proprio quando invece vorremmo reagire, per imporre noi stessi e il nostro pensiero.

Accogliere significa avere il desiderio profondo di conoscere chi ci sta di fianco, che può essere che ci camminiamo a fianco da anni ma che in realtà non gli abbiamo mai stretto le mano. O non lo abbiamo mai abbracciato. Che siamo rimasti fermi alla prima impressione, o alla seconda, o all’immagine che avevamo di lui anni fa. Mentre fortunatamente evolviamo tutti, ogni giorno, e talvolta dobbiamo fermarci per riconoscerci di nuovo. Come è successo oggi a pranzo con il mio collega.

Destinazione Umana è “semplicemente” questo. Non ha codici di comportamento, non ha un decalogo da rispettare. Destinazione Umana è accoglienza reciproca, di chi apre le porte di casa propria ma anche di chi quella casa la sta varcando.

Destinazione Umana è leggera, come il bagaglio a mano che ci portiamo dietro ad ogni viaggio. Che basterebbe solo lui, se ci fidassimo dell’essenziale. Io, a 30 anni suonati, ci sto provando.

PS. In realtà con il mio collega sono stata più sintetica e gli ho risposto: “Se vuoi capire cosa può fare in pratica un viaggiatore, vai sul sito e clicca la sezione VIAGGI.” 😉

Che cosa significa accogliere?

Qualche giorno fa ero a pranzo con un collega e ad un certo punto viene fuori il discorso Destinazione Umana.

Lui conosce molto bene il progetto, in quanto ha percorso insieme a noi tutte le tappe della nostra storia, eppure se ne esce con questa domanda: “Ma in pratica un viaggiatore che arriva in una Destinazione Umana cosa può fare?”. Senza nemmeno scompormi troppo, nonostante non mi aspettassi una domanda del genere proprio da lui, ho cominciato a spiegargli.

Gli ho detto che al centro delle nostre attività c’è l‘accoglienza.

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