#canzonidaDU: Dirty old town

Dirty Old Town, vecchia sporca città. Sarà perché siamo nel periodo di San Patrizio e a molti di noi viene nostalgia della verde Irlanda, ma è qualche giorno che questa canzone mi risuona nella testa. Può evocare antichi ciottolati che si inerpicano su per un prato, scogliere a picco sul Mare del Nord o più semplicemente un pub pieno di festoso vociare e pinte di Guinness che si toccano. Ma questa canzone originariamente aveva un altro significato…

Anzitutto fu scritta verso la fine degli anni quaranta da un inglese, Ewan MacColl, cantautore di origini scozzesi e padre della più celebre Kirsty. MacColl veniva da una famiglia proletaria e abitava a Salford, sobborgo di Manchester, una delle culle della seconda rivoluzione industriale, con le sue ciminiere fumose e gli edifici di mattoni rossi anneriti dai vapori delle fabbriche.

Con Dirty Old Town, l’autore cercava di descrivere il panorama grigio e alienante del boom economico del primissimo dopoguerra, dove ogni aspetto della vita quotidiana – dalla scappatella con una ragazza alle prime folate del vento primaverile – era scandito dai ritmi dell’industria pesante, con le sue sirene e i suoi scarichi inquinanti e maleodoranti.

Oggi Dirty Old Town è uno standard del folk irlandese, reso celebre prima dai Dubliners e poi dai Pogues, che proprio con Kirsty MacColl incisero uno dei loro più grandi successi, Fairytale of New York. In fondo, anche l’Irlanda a quell’epoca non presentava un paesaggio dissimile da quello del nord dell’Inghilterra. E forse anche i cuori degli irlandesi erano ingrigiti come quelli della working class britannica, con l’aggravante che le ferite della lotta per l’indipendenza non si erano – e non si sono, ancora oggi – del tutto rimarginate.