Quel momento (dopo una strigliata) in cui ho iniziato ad amare il mio lavoro.

Sono le 3.39 e sto lavorando. Sono seduta sul mio letto col portatile sulle ginocchia e sto battendo con insistenza le dita sulla tastiera. Probabilmente sto violando una cinquantina di articoli del testo unico sulla sicurezza sul lavoro, probabilmente domani avrò mal di schiena, probabilmente tra qualche ora prenderò a male parole la sveglia, eppure non riesco a smettere di lavorare.

Nell’ultimo anno mi sono trovata a fare i conti con alcuni dei miei difetti più profondi. Mi sembrava quasi di essere tornata al liceo quando la prof di greco diceva a mia mamma “É intelligente eh, peccato che si accontenti”. Ho ripetutamente mandato ai pazzi chi dipendeva dalle mie scadenze. Con dolo. Perché nemmeno me ne accorgevo. Mi nascondevo dietro alla mia creatività e dietro al fatto che alla fine, bene o male, un qualche risultato lo portavo a casa comunque. Ero in piena zona di confort, nel suo senso più negativo e autolesivo.
Ma per fortuna lavoro con persone che credono DAVVERO nel valore del capitale umano e non si sono arrese alla mia inerzia. Una ha preso in mano il suo frustino (immaginario!) e l’altra mi ha preso a calci nel sedere (metaforicamente!) e in qualche modo sono riuscite a darmi una svegliata.

Ora sto imparando a fare le liste, le roadmap, i piani editoriali. Sto imparando a pianificare e a gestire le scadenze e a non ridurmi sempre all’ultimo momento. Sto imparando a disciplinare la mia mancanza di disciplina. Sono ancora lontana dalla meta eh, ma mi sto avvicinando a piccoli passi.

E nel preciso istante in cui ho iniziato a imparare a fare tutto quello che credevo di detestare ho iniziato anche ad amarlo. Ad amarlo davvero. Traendo gratificazione dalla stanchezza, dal risultato raggiunto, dalla check list spuntata, cercando il miglioramento costante e lavorando per perseguire gli obiettivi.
Hanno smesso di esserci i tempi e i luoghi, perché sono rimasti solo gli obiettivi e i risultati intermedi. Ma quella dei tempi indefiniti e dei luoghi anomali è un’altra storia. E magari ne parleremo più avanti. 🙂

 

Responsabile comunicazione

«Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante» sintetizza perfettamente la personalità di Federica: disordinata, alla perenne ricerca di un equilibrio (è pur sempre una bilancia, anche se atipica!), dotata di un’energia dirompente che trova nella creatività una valvola di sfogo perfetta. La sua sfida quotidiana è portare innovazione negli ambienti tradizionalmente più statici e lo fa coi suoi modi diretti e il suo cuore grande, e con questo stesso cuore si occupa della comunicazione di Destinazione Umana.