#filmdadu: Paris Dabar

Paris Dabar è un viaggio. Non è molto lungo, a occhio e croce cinque o seicento metri. E non dura neanche tanto, perché deve concludersi in quattro ore. Ma è esilarante, ispiratore, a tratti commovente e certamente impegnativo per il fegato.

pratello

Chi è bolognese conosce il Pratello. Una via – una zona, se ci vogliamo mettere dentro anche piazza San Francesco, via Paradiso, via Pietralata – che è uno dei cuori della città. È quella zona franca un po’ fricchettona, piena di studenti fuori sede ma cara anche ai bolognesi doc, dove si incontrano culture, estrazioni sociali, età e idee politiche differenti.

È in questo affascinante crogiolo di locali, trattorie e baretti, affacciati su un ciottolato che mette a dura prova i ciclisti e le ragazze con i tacchi, che si svolge la storia di Paris Dabar. Il film, una produzione amatoriale di inizio millennio, narra di un’epica sfida. 44 concorrenti divisi in squadre che fanno la spola fra 4 bar con un solo obiettivo: bere più degli altri!

A fare da sottofondo alla grande gara di Paris Dabar, una narrazione radiofonica che ricorda molto quella di Dolly, la dj che racconta minuto per minuto la guerra fra gang e accompagna in diretta l’epico ritorno a Coney Island dei Warriors.

La trama sembra un inno all’alcolismo, e forse un po’ lo è… Ma ci porta nelle vite dei partecipanti, nelle loro difficoltà lavorative, sentimentali, caratteriali. In un rapporto difficile fra due innamorati, nella solitudine di un oste, nell’amicizia fra alcuni ragazzi semplici ma sinceri. Ci consegna uno spaccato della Bologna più vera attraverso gli occhi di chi vive ogni giorno questo suo angolo strano e ricco di fascino.