#canzonidadu: eppure soffia

Eppure soffia è un inno alla natura che non vuole morire, nonostante i ripetuti tentativi dell’uomo di violentarla a ogni sua rinascita, a ogni cenno del capo.

vento

Continuiamo a sommergerla di rifiuti, di scorie, di liquami. Eppure soffia ancora. Eppure… non riusciamo a capire che siamo solo una piccola parte di un grande organismo che respira, che suda e trasuda e che, volenti o nolenti, vivrà ancora senza di noi all’infinto.

Abbiamo l’illusione quasi fanciullesca di poter dettare legge sulla natura. Di poterne essere i distruttori o i tutori, come se il vento avesse bisogno dell’aiuto dell’uomo per spirare. Come ci insegna l’ecologia profonda, dobbiamo sentirci parte dell’ecosistema, senza pretendere di salvarlo – da chi poi? da noi stessi! – ma integrandoci armoniosamente con esso.

In questa vecchia canzone, Pierangelo Bertoli – figlio incompreso dell’Emilia più vera e verace – richiama alla mente l’immagine della nostra distonia e del nostro comportamento autodistruttivo. Eppure soffia ci ricorda anche che spesso ci sopravvalutiamo, nel bene e nel male. Crediamo di essere così onnipotenti da condannare o salvare il pianeta che ci ospita, ma in realtà non siamo che una piccola variazione nell’inesorabile fluire dell’esistenza.

Il vento è simbolo della forza intangibile eppure inesorabile che ci circonda e sulla quale non possiamo nulla. Non smetterà mai di soffiare, influenzando la nostra vita e dando corpo a molte immagini care e familiari: una nave che solca le onde, il dolce fruscio delle foglie, i capelli di una donna che danzano…