#canzonidaDU: Le vie del folk

Ve lo avevamo detto che quello con libri, musica e pellicole sarebbe diventato un appuntamento settimanale. E infatti oggi ci lasciamo cullare da ritmi folk che ci proiettano in una terra calda e assolata. In un viaggio senza valigie, verso una destinazione speciale. E soprattutto umana.

Una contaminazione di stili, dall’irish folk al gipsy, e un’anima profondamente e orgogliosamente terrona. Leggerezza. Un viaggio senza bagagli, che se dovessi racchiudere in un’immagine sarebbe quella di una polverosa strada che attraversa un campo di grano da percorrere scalzi, abbagliati dal sole, con una chitarra scassata e piena di adesivi sotto braccio.

Queste sono le vie del folk. O almeno, queste sono le sensazioni che mi trasmette questa canzone mentre la ascolto. Un viaggio senza meta, senza tappe, senza orari e senza biglietti. Essere portati in giro dalla spensieratezza e dalla leggerezza d’animo, senza paura del freddo perché tanto quaggiù, nel Mezzogiorno del Paese del Sole, non è certo un problema.

E la ricchezza del viaggio sono le tantissime persone incontrate, trovate e lasciate nel giro di una sera. Ragazze illuse e illusorie, filosofi sbronzi da osteria, artisti di strada con i piedi sporchi e lo zaino pieno solo di talento, qualche controllore rompicoglioni da imbonire con una birra o una sigaretta.

I Folkabbestia arrivano da Bari e certamente sanno rendere bene l’idea, l’identità e il sapore della loro terra. Sanno trasmettere quell’amore per il viaggio zingaresco, per il girovagare, per il wandering – memorabile la loro cover di The wild rover in dialetto barese. E allora un po’ li ringrazio, perché se e quando partirò con le cuffie nelle orecchie per una destinazione ancora da scoprire, mi renderanno il viaggio ancora più leggero, più allegro, più memorabile

«Viaggi leggero, ma nelle tasche vecchie canzoni. Senza valige, ma nella testa nuove canzoni».