#libridaDU: Islanda chiama Italia

Islanda chiama Italia. La chiama dal 2008, quando è finita sul lastrico per colpa di un modello economico che l’ha stritolata. La chiama dal 2012, quando ha cominciato, mattone dopo mattone, a ricostruire dal basso la propria economia. Ma l’Italia ha risposto?

islanda

Tre anni fa il giovane giornalista Andrea Degl’Innocenti ha scelto il modo più semplice per capire cosa stava succedendo nell’isola scandinava: c’è andato. E non ha trovato solo una rivoluzione civile pacifica, quella che ha riscritto la Costituzione condividendola in rete, come abbiamo letto su alcuni giornali – non tutti, purtroppo. La cosa forse più significativa che ha trovato sono state persone e volti, le storie che si nascondono dietro il grande affaire della crisi islandese.

Zaino in spalla, Andrea è sbarcato in uno dei luoghi più mistici d’Europa, con i suoi grandi ghiacciai e le dolci colline verdeggianti. Ha cominciato a esplorarlo, è entrato in casa delle persone per capire come stessero vivendo un momento così epocale e rivoluzionario. Ha condiviso un aperitivo con Einar Mar Guðmundsson, attivista e noto scrittore islandese, che gli ha spiegato come il neoliberismo si stia imponendo anche a livello culturale, cancellando i ricordi e le tradizioni. Ha intrattenuto lunghe chiacchierate con il cantante Horfuf Torfason, omosessuale e fondatore dell’associazione Samtokin 78, che tutela i diritti dei gay.

Ma ha anche conosciuto persone semplici, meno impegnate ma non per questo meno significative. Ben e la moglie, che incontrano Andrea per caso all’aeroporto di Reikiavik e gli danno un passaggio in città. O Salvor, membro di Attac che lo ospiterà durante i suoi primi giorni islandesi. Oppure Gunna, l’infermiera cinquantenne che per colpa – …o per merito? – della crisi ha ricominciato a fare il pane in casa e a cucinare per la propria famiglia.

In Islanda chiama Italia Andrea non racconta solo una svolta memorabile, in cui un movimento partito dal basso, dalla gente, caccia politici corrotti e affaristi e ricostruisce l’infrastruttura sociale in modo aperto e condiviso. Ci parla anche di storie, se vogliamo di destinazioni umane, che lo hanno colpito e che hanno dato un volto a un grande evento storico. Perché anche dietro alle più grandi rivoluzioni si celano sempre persone come noi.