#incontridaDU: in India, per lanciare il cuore oltre l’ostacolo

Proseguono i racconti di Luca dall’India con #incontridaDU: oggi ci porta a conoscere Shivam. Siete pronti? Pronti a mettervi in discussione, a lanciare il cuore oltre l’ostacolo? Buona lettura!

Vaghiamo, senza una meta precisa, per i dintorni di Khajuraho in visita ad alcuni templi secondari e antichi. E’ un pomeriggio caldo, umido, e il sole ci invita ad accomodarci in hotel. Siamo sudati, stanchi dalla mattinata di viaggio e poco motivati.

Fino a quando, improvvisamente, un ragazzino minuto, con una maglietta rossa pallida sporca di polvere e un jeans, bucato all’altezza della coscia destra, arrotolato fino ai polpacci, si avvicina a noi all’ingresso di un tempio.

Prima ci studia, mentre guardiamo le magnifiche decorazioni, poi si affianca a me sorridendo e con un inglese sciolto e spigliato mi dice: “You look like a woman with that long hair” (“Assomigli a una donna con quei capelli lunghi”). Ci rimango male, al punto tale da aver provato una sorta di antipatia per qualche secondo verso questo ragazzino, ma decido di incassare la battuta con un sorriso e rispondo (con il mio inglese di quarta categoria): “Thank you boy!” con il tono più effemminato possibile. Lui ride e comincia a seguirci, come un fedele segugio.

Capisco che non è un incontro come gli altri quando, fra un tempio e l’altro, comincia a raccontarci della sua vita: il suo nome è Shivam e ha circa 9 anni; tutte le mattine si sveglia alle 6 per andare a scuola, a piedi. Il papà lavora con un Tuctuc (mezzi di trasporto locali che svolgono la funzione di taxi, ma che non assomigliano per niente ai nostri taxi.), ma ha problemi alle gambe. Vive insieme alla sua sorellina. La mamma non c’è più: è morta concependo la terza sorellina, anche lei deceduta. “But i’m happy with my life”, ribadisce in ogni momento, sfoggiando un sorriso illuminante.

destinazione_umana_india_2Shivam è sveglio, recepisce ogni parola che gli diciamo. In un attimo ci accompagna alla sua scuola. E’ una scuola particolare, che raccoglie fondi per garantire un’istruzione minima ai bambini con notevoli difficoltà economiche. Ci mostra la sua aula (Una stanza che da noi farebbe fatica ad essere una cantina, con tavoli di ferro rasenti al terreno. Non ci sono sedie per i più poveri, ma solo il pavimento.) e con orgoglio ci scrive il suo nome alla lavagna. Continua a parlare un inglese ottimo, disinvolto, mentre ci fa proseguire il tour della scuola nelle altre aule e sul tetto.

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Torniamo a piano terra e mentre i suoi insegnanti ci spiegano il loro progetto Shivam si avvicina di nuovo a me. Il ragazzo è animato da una curiosità immensa. Indicando la mia macchina fotografica mi chiede: “What are you doing whit that?”. Non sapendo spiegare a parole mi tolgo il laccio dal collo, metto Shivam fra me e la macchina e comincio ad insegnarli come si usa. Ci sfioriamo e sento subito che si stabilisce un contatto tra di noi (mi piace chiamarlo “contatto umano”). Shivam è allo stesso tempo sbalordito, per aver conosciuto un macchinario che blocca il tempo, e concentrato, per cercare di capirne il funzionamento. In 5 minuti sa già meglio di me come funziona la macchina, me la toglie dalle mani e comincia a scattare. Ripete ogni procedimento che gli spiego come uno studente modello: prova, sbaglia, ricomincia, riprova e corregge l’errore. Una mente brillante. Rimango di stucco per la sua capacità di recepire ogni singola novità.

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foto scattata da Shivam 🙂

Ogni volta che ripenso a lui, a quegli attimi, nascono in me pensieri infiniti, questioni universali che non sono da discutere su questa piattaforma. Ma la cosa che più mi da speranza è quella di pensare ad un ragazzino che ha saputo fare del sorriso la sua scelta di vita, nonostante la vita stessa abbia deciso di voltargli le spalle ben più di una volta. Un ragazzino che ha deciso di assumere istruzione e intraprendenza come suoi cavalli di battaglia. Un ragazzino conscio di poter trovare la felicità non nei soldi, ma nella sua intelligenza. Ha detto di avere un sogno: continuare a studiare, per avere un buon lavoro e aiutare suo padre e la sua sorellina (Lo so, a 9 anni bisognerebbe pensare a giocare, ma c’è anche chi ha deciso di prendersi sulle spalle una famiglia). Molto probabilmente invece dovrà abbandonare tutto e andare a lavorare, come fruttivendolo o come coltivatore.

Sono queste le destinazione umane che ti cambiano la vita, ti cambiano le prospettive. Sono queste le destinazioni umane che ti fanno comprendere l’essenza dell’esistenza. Una felicità ottenuta dall’amore per la vita, per la scoperta del nuovo e non per il raggiungimento di beni materiali, ecco cosa ci insegna Shivam. Oltre ad avere il coraggio di farsi un mazzo così.

Caro fratello, caro amico, ogni giorno mi odio per averti odiato quei 30 secondi. Ogni giorno mi ripeto la lezione che hai saputo darmi: nonostante io ti abbia insegnato solo come usare una macchina fotografica, tu mi hai dato molto di più. Spesso ti penso, augurandomi tu possa esaudire il tuo sogno e possa continuare a vivere con quel sorriso, a me così caro.

La vostra destinazione umana è là fuori che vi aspetta e vuole cambiare la vostra vita. Che aspettate a partire?

Luca Vanelli

 

Le puntate precedenti:

Sandrein e GioGio: i paladini del viaggio fai da te

Racconto fotografico

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Silvia è uno spirito creativo e inquieto, alla continua ricerca di tutto ciò che è colorato, scintillante e vivo. La troverete sempre circondata da idee, dolci, vestiti, pennarelli, esseri umani. Da buon capricorno è concreta e legata alla terra, ma lo spirito…beh, quello aspira sempre molto in alto, alla ricerca delle energie positive che muovono il mondo. È l’apripista di Destinazione Umana e ogni volta che annuncia di aver avuto una nuova idea, un brivido di meravigliosa curiosità corre lungo la schiena di tutto il team, perché una cosa è certa: se Silvia dice che una cosa verrà fatta, quella cosa VERRÁ FATTA.