Il viaggio della vita, alla scoperta del mondo e di sé. La storia di Ilaria

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«Fabian, partiamo per il viaggio della vita, fuggiamo, andiamo nel cuore più nascosto della tua Argentina». È questo ciò che ha detto Ilaria Colombo a suo marito, argentino di Rosario, nel gennaio del 2013. Il bisogno di ritrovare sé stessa era troppo forte. Per lei che si occupa di ecopsicologia, del rapporto fra uomo e natura, il posto migliore era la foresta subtropicale della provincia di Misiones, al confine fra Argentina, Brasile e Paraguay. Un’esperienza forte e profonda durata sei mesi, dopo i quali Ilaria e Fabian hanno deciso di tornare in Italia per aprire un bed&breakfast in un vecchio casale sulle colline dell’Emilia.

In Argentina vi siete subito scontrati con una realtà difficile, anche se l’insegnamento che avete ricevuto è stato molto forte. Cosa suggerisci a chi sta per intraprendere quello che considera “il viaggio della vita”? Dovrebbe crearsi delle aspettative o partire con la mente libera?

«Credo sia meglio partire senza aspettative, abbandonando ogni rigida previsione. Possiamo aprirci a un incontro autentico con il mondo soltanto se sappiamo rinunciare alla tendenza ad anticipare l’esperienza con il pensiero, riducendo la realtà entro categorie predefinite. La vita molto spesso sorprende, rivelando delle sfumature inaspettate. Le esperienze aiutano a cambiare il proprio punto di vista e il corso degli eventi trasforma credenze e convinzioni. Il viaggio è certamente una grande opportunità di cambiamento e trasformazione. Spesso abbiamo un’immagine immutabile di noi stessi, ma esistono in noi infiniti e molteplici aspetti, a volte anche in contrapposizione tra loro».

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Alla luce della tua esperienza, condividi l’idea che l’uomo sia un animale sociale e che debba relazionarsi con i suoi simili per essere felice anziché ritirarsi a vivere in isolamento?

«Non penso esista una regola al riguardo: ci sono individui che hanno bisogno di ritirarsi in solitudine, mantenendo in ogni caso una vicinanza con il mondo animale e vegetale. Esiste un sentimento di compartecipazione ed empatia che mette in forte connessione con gli altri organismi viventi e genera un senso di comunione con le altre forme di vita. Per altri soggetti invece è fondamentale la costante compagnia di altre persone. Quando sono partita per il mio viaggio della vita volevo fuggire dal mondo e quando sono tornata è stato molto bello ritrovare le amicizie che avevo lasciato. Trasferendosi a vivere in un ambiente sociale culturalmente molto distante dal proprio mondo abituale può essere difficile abituarsi, anche se certamente è possibile vivere momenti di forte condivisione e partecipazione emotiva. Alla lunga, quello che più mi mancava era uno scambio “maturo e paritario” con persone che condividono gli stessi valori, in grado di cogliere le mie argomentazioni».

Come vorresti impostare la tua futura attività di host del bed&breakfast, che caratteristiche vorresti darle?

«Inizialmente avevo intenzione di comprare diversi ettari di foresta da salvaguardare: mi sembrava una causa nobile e pensavo fosse la cosa più importante. Con il trascorrere dei mesi però, mi sono resa conto che questa esperienza non sarebbe durata per sempre, il mio destino era un altro. In fondo, se avessi deciso di rimanere a vivere nella foresta, avrei rinunciato alla felicità, avrei tradito me stessa. Io non credo nell’ambientalismo basato sul senso di colpa e sul sacrificio, rispettare e difendere la natura significa in primo luogo riconoscere e proteggere la propria natura interiore, quella parte più autentica e spontanea del proprio essere tradita dal predominio della razionalità. Questo vuol dire avere il coraggio di chiedersi “chi sono io?”, “che tipo di vita desidero?”. La distruzione dell’ambiente naturale è il riflesso di ciò che stiamo facendo a noi stessi, alla nostra vera natura. Dobbiamo imparare a prestare attenzione e dare espressione a quegli aspetti meno addomesticati del nostro mondo interiore, come i sentimenti e i bisogni del corpo. Ciascun individuo in grado di dialogare e prendere confidenza con la propria natura diventa un frammento della consapevolezza ecologica del mondo».

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La nostra filosofia è quella del viaggio come occasione per scoprire non solo luoghi, ma soprattutto persone: le loro storie, le loro esperienze, i loro sogni. Cosa significa per te andare alla ricerca di una “destinazione umana”?

«Viaggiare alla ricerca di una destinazione umana significa per me aprirsi a nuove prospettive di comprensione, per sottrarsi a quella prevedibilità che riduce l’esperienza entro versioni di significato già stabilite. Vuol dire rinunciare alle descrizioni e ai criteri di interpretazione predefiniti che non danno spazio ad altri modi di vedere per incontrare invece l’altro nella sua autenticità».

 

Come Ilaria, anche Claudia ha sentito a un certo punto della sua vita la necessità di staccare, allontanarsi dalla frenesia della grande città dove viveva e rifugiarsi nella natura. Andatela a trovare al Vecchio Tasso, il bed&breakfast che ha aperto in un vecchio casale ristrutturato sui Monti Sibillini.