Viaggi che cambiano la vita. Ovvero Destinazione Umana.

Sono passati 11 mesi da quando ho esaudito uno dei miei sogni. Sono passati 11 mesi da quando, inconsciamente, ho fatto il primo Viaggio da Destinazione Umana della mia vita.
Il 25 luglio 2014  mi sono imbarcata su un volo intercontinentale diretto in California. Non certo una meta originale, anzi. Una delle mete più blasonate e inflazionate. Una settimana a San Francisco e un’altra settimana on the road attraverso i parchi più famosi della West Coast. Los Angeles come ultima tappa. Una road map minuziosa, una programmazione necessaria per un viaggio lungo e impegnativo e poco tempo a disposizione per farlo. Un sogno cullato da tempo per una cresciuta, come me, a pane e telefilm americani.

Capitolo 1: I protagonisti

trioI miei compagni di viaggio un anno e mezzo prima nemmeno li conoscevo. Vivevamo a pochi chilometri di distanza, condividevamo tante cose, solo che non lo sapevamo. Poi le nostre strade si sono incrociate un po’ di volte, per caso. E ad un certo punto non erano più solo coincidenze. Avevamo scoperto che le cose in comune erano davvero tante , avevamo iniziato a collaborare, a contaminarci reciprocamente con le nostre passioni. Siamo diventati amici.
Certo, una persona non puoi dire di conoscerla veramente finché non ci vivi insieme 24 ore su 24, ma tra le cose che ci accomunano c’è, senza dubbio, anche una buona dose di follia. E così, quando a Silvia è capitata l’occasione di partire per la Silicon Valley, invece di unire all’avventura imprenditoriale un bel viaggio romantico con suo marito Valerio, lei ha pensato bene di allargare l’invito a tutto il team e io quell’invito ho pensato bene di coglierlo al volo. Perché quando una meta la sogni da tutta la vita, ci hai costruito sopra castelli immensi. Hai immaginato il viaggio perfetto, con la persona perfetta, nei tempi, nei modi, nei ritmi ideali. Ma la realtà è un’altra cosa. Il momento perfetto è solo quello che acchiappi al volo, quello che vivi fino in fondo, quello che non si trasforma in un rimpianto.
Non so cosa, sul momento, abbia pensato Silvia di colei che si permetteva di mettere il dito tra una moglie, un marito e la loro vacanza. Ciò che so è che, alla fine, abbiamo dato vita ad un trio esplosivo che molti di quelli che abbiamo incontrato sul nostro cammino non sono riusciti a spiegarsi. E nonostante qualche lite e innumerevoli silenzi, ci siamo scoperti anche incredibilmente compatibili.

Capitolo 2: la Silicon Valley

La prima settimana non è stata una vera vacanza. Dopo 7 ore mi sentivo a casa. Nessuno scompenso da fuso orario, nessuna difficoltà ad abituarmi ai ritmi, al caffè, ai mezzi di trasporto, all’aria condizionata, alla camera e al adobebagno condivisi con altri 7 ragazzi. Mi sembrava di essere a Menlo Park da sempre. La sveglia di buon’ora, la colazione con calma mentre mi connettevo con il mio mondo che viveva 9 ore avanti a me, la passeggiata fino alla stazione dove avrei incontrato Valerio che, dopo il jogging mattutino tra le villette basse e colorate, era pronto per affrontare, con me, la fitta agenda di esplorazioni e appuntamenti che avevamo costruito fin da casa. Grandi incubatori come NestGSV, piccole o grandi startup del turismo (et similia) come Mosey, Nomaders, Peek, AlleyCat, TravelingspoonBravo Your City o AirBbn (che startup non è più da un pezzo), tutti disponibili a fare due chiacchiere con noi per capire come ci si poteva contaminare positivamente a vicenda.
Vivendola un po’ e non semplicemente visitandola, si scorgono nitidi tutti i paradossi di questa città. Ricca di innovazione, creatività, condivisione, ma anche di tanta, tantissima, povertà per le strade. Una città che cambia faccia e anima, da una via all’altra. Una città che, anche quando sembra che ci sia il sole, in realtà, se guardata da lontano, è immersa nella nebbia. Ho amato e odiato profondamente San Francisco. Perché è bella, ma spietata. “How do you make money?” è la seconda domanda che chiunque ti fa. Chiunque. Altrimenti sei invisibile. Letteralmente invisibile. E sono davvero troppi quelli che lo sono.

Capitolo 3: il viaggio On The Road
Lasciata San Francisco, è iniziata la seconda parta del nostro viaggio. Un on the road in piena regola: macchina a noleggio, selezione musicale rigorosamente trash, qualche motel prenotato qua e là e la voglia di divorare con gli occhi tutto quello che, fino a quel momento, avevamo conosciuto solo attraverso il cinema e la televisione. Ci abbiamo messo dentro tutto quello che era logisticamente possibile: la natura incontaminata di Yosemite, i 50 gradi della Valle della Morte, una notte a Las Vegas con annesso party in piscina, la colazione a base di pancake, cherry Pie e porridge con vista sulla Route 66, le foto goliardiche e scenografiche sul bordo del Gran Canyon, il tramonto, le stelle, l’alba nella Monument Valley e poi l’Oceano, Malibu, i surfisti, i Baywatch, il molo, le palme, il luna park, Santa Barbara e Beverly Hills.
Grandi classici, insomma. Luoghi blasonati e, talvolta, patinati. Nulla a che vedere con le mete rurali e inesplorate o le terre nel mezzo che vi raccontiamo su Destinazione Umana. E invece..

Capitolo 4: un viaggio da Destinazione Umana
…E invece questo è stato il mio primo, vero, incredibile, inatteso viaggio da Destinazione Umana. Perché è stato esplorazione, esperienza, scoperta, incontro, energia per il cambiamento. Non ci siamo limitati a osservare, abbiamo alzato lo sguardo e abbiamo incrociato quello degli altri. Abbiamo ascoltato, abbiamo raccontato, abbiamo condiviso. Abbiamo cercato di rendere umano ogni luogo e ogni luogo ci ha ricambiato, neanche a dirlo, grazie alle persone che ci facevano da filtro. C’è chi ci ha aperto il garage, chi il cassetto dei sogni, chi ci ha raccontato dei suoi viaggi o dei suoi luoghi del cuore e chi si è fatto in quattro per aiutarci. Accoglienza e contaminazione, terre lontane che si incontrano attraverso le persone. Passioni, sguardi e vite che si intersecano per poi, magari, non ritrovarsi mai più se non in una vecchia foto che si riguarda sorridendo. Ma ormai lo scambio è avvenuto, l’energia è in circolo. E tutto questo è esattamente il viaggio da Destinazione Umana.

Capitolo 5: Epilogo
Ciò che mi sono portata a casa da questo viaggio è una nuova me. Più consapevole, più positiva, più felice. Questo viaggio è stato un tassello importante di un più lungo percorso alla scoperta di me stessa, di ciò che ero, di ciò che sono, di ciò che voglio e non voglio diventare. I lunghi viaggi in macchina a parlare di tutto o a parlare di niente, i legami che si stringono, gli occhi che divorano, il cuore che si gonfia di esperienze. I sogni che prendono forma, le risate, gli imprevisti, le piccole follie, le cose che non credevi di essere capace di fare, gli incontri. Sempre e comunque gli incontri. Non solo quelli casuali o estemporanei. Ma anche e soprattutto gli incontri per sempre. Alla fine di tutto, chi ha saputo davvero trasformare questo viaggio in un Viaggio da Destinazione Umana sono stati i miei due compagni. Quelli che un anno prima non conoscevo, quelli che l’Universo ha messo lungo la mia strada e io, per una volta, non l’ho mandato a quel paese. E quindi il grazie più grande va a loro. Che hanno saputo esercitare su di me la socratica arte della maieutica, che mi hanno sopportato e supportato. Che mi hanno aiutato a fermarmi sempre “una fermata più in là, un passo più in là, un sogno più in là”. Che -sì- mi hanno portato in America, ma che, alla fine, se anche mi avessero portato altrove sarebbe poi andato bene comunque.
In conclusione, non posso dire che questo viaggio mi abbia stravolto la vita. Qua ero e qua sono rimasta. Ma mi sento di affermare con una discreta certezza che… beh sicuramente mi ha cambiato la vita. Ovvero Destinazione Umana.

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[Qui trovate i miei U.S. diaries ufficiali, quelli scritti di getto, su facebook, mentre contavo le stelle nella Monument Valley, vagavo sul patio del motel in cerca di connessione o aspettavo il mio turno per il bagno]

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Ti è piaciuto questo post? Allora la tua Destinazione Umana potrebbe essere L’albero di Eliana, folletto viaggiatore ed ecosensibile che ha girato il mondo e che, con i suoi racconti e il suo entusiasmo, ti accompagnerà ovunque, ma, soprattutto, ti porterà a scoprire Matera.

Responsabile comunicazione

«Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante» sintetizza perfettamente la personalità di Federica: disordinata, alla perenne ricerca di un equilibrio (è pur sempre una bilancia, anche se atipica!), dotata di un’energia dirompente che trova nella creatività una valvola di sfogo perfetta. La sua sfida quotidiana è portare innovazione negli ambienti tradizionalmente più statici e lo fa coi suoi modi diretti e il suo cuore grande, e con questo stesso cuore si occupa della comunicazione di Destinazione Umana.