Benessere spirituale come via per la felicità. La storia di Michele

miki

Il benessere spirituale e quello fisico sono direttamente collegati. La frenetica società dei consumi ce lo ha fatto dimenticare, ma sempre più spesso sentiamo la necessità di rallentare, di ascoltare il nostro corpo, il nostro spirito, il nostro cuore. È lo stesso bisogno che ha sentito Michele qualche anno fa. Lo abbiamo conosciuto durante il weekend “Mare d’Appennino”, di cui lui e il suo gruppo Araba Fenice, scuola di shiatsu bolognese, sono stati fra i protagonisti. E ci è sembrata subito un’esperienza da raccontare, una storia da conoscere, una destinazione umana da scoprire.

Com’è arrivata la decisione di “scollocarti” e dedicarti interamente allo shiatsu e ai massaggi?

«Erano troppi anni che svolgevo vari lavori, solo per arrivare a fine mese. Non ero soddisfatto e sapevo di poter fare molto di più per me e per il mio futuro. Quando questa idea ha acquistato forza ed energia, si è presentata l’occasione della chiusura dell’azienda presso la quale lavoravo e che, trovandomi molto bene, non so se avrei mai avuto il coraggio di mollare. La vita mi ha servito su un piatto d’argento la possibilità di trasformarmi. Un anno prima della chiusura, quando il sentore della fine era ormai una certezza, ho cominciato a studiare, investendo molto denaro ed energie in questo campo».

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Com’era la tua vita prima e com’è adesso, dal punto di vista della serenità e del benessere spirituale?

«All’inizio è stato davvero un inferno. I demoni interiori mi attaccavano con tutta la loro forza per farmi cedere, per tornare al mio vecchio lavoro. Non sono mancate proposte lavorative e, a ogni mio rifiuto, aumentavano le ansie, le paure e i sensi di colpa. Tutti mi dicevano che stavo rinunciando a qualcosa di “sicuro” per un capriccio. Pochi ormai sono disposti a rinunciare a una pseudo sicurezza economica per ricercare davvero dentro di sé la propria missione, quella per la quale ci siamo incarnati, anche a costo di rimanere al verde. La morsa della prigione chiamata “società” è troppo forte persino per riconoscere di essere incatenati. A seguito di una vera e propria “trasformazione alchemica”, ho messo davanti la MIA vita e la MIA missione. Ho passato giornate intere in meditazione, per scacciare i demoni e le paure connesse, per riprendere il controllo della mia vita e provarci a qualunque costo».

E sotto il profilo economico come va?

«Sono molto meno stabile di prima. Le rinunce sono state tante, ma mi sono accorto di tutte le cose superflue che facevo prima, quasi a compensare la non-soddisfazione di tutto il resto, provocando ancora meno soddisfazione duratura. In poche parole, sto trasformando la mia vita in una vita “magica”, dove tutto è fatto con consapevolezza, soddisfazione e attenzione. Sono molto fortunato poiché appena decido di intraprendere qualunque azione, in accordo con la mia anima, si aprono delle porte. Come non essere felice di tutto ciò?».

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C’è stata un’esperienza di viaggio nella tua vita che ti ha cambiato o ha comunque segnato una tappa importante nel tuo percorso di crescita?

«Sì, anche se sono passati tanti anni: la Thailandia. La magia dell’Oriente, della spiritualità e, soprattutto, dell’arte del massaggio, della cura gentile e attenta alle esigenze del cliente, mi hanno segnato in profondità, piantando un semino che, pian piano, inconsapevolmente, è cresciuto e ora si sta trasformando in una solida quercia».

Quali sono i bisogni, i problemi e le paure più ricorrenti che manifestano i tuoi pazienti?

«Ci sono davvero tante problematiche differenti. Purtroppo non tutte facilmente risolvibili, in quanto la maggior parte di esse può essere ricondotta alla stessa matrice – che ci fa capire che alla fine siamo tutti un UNO inscindibile –: l’insoddisfazione di sé e l’incapacità di osservarsi oggettivamente e apportare quei giusti cambiamenti alla propria personalità che condurrebbero naturalmente al benessere spirituale e psico-fisico di cui tutti abbiamo bisogno, ma di cui pochissimi vogliono occuparsi. Il mio lavoro, oltre che pratico e fisico, consiste in un life-coaching costante, che segue la persona nel suo processo di evoluzione, dato inizialmente da un alleggerimento dei conflitti fisici e dolorosi e contemporaneamente, laddove mi viene permesso, da input mirati a riconoscere i conflitti mentali che, nella maggior parte dei casi, danno origine al manifestarsi del problema fisico. Ognuno è responsabile della propria evoluzione e, a tal proposito, sto imparando a riconoscere ogni cliente come un beneficio enorme, in quanto – non credendo al caso – vedo ognuno di loro come uno specchio capace di farmi vedere i miei conflitti e, attraverso il lavoro su di loro, lavoro anche su me stesso».

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In che modo secondo te lo shiatsu può aiutare a mantenere un equilibrio spirituale nella vita di tutti i giorni?

«Ciò che è utile è un operatore attento, capace di notare attraverso la fisicità del cliente blocchi interiori di energia, che per mezzo di tecniche di digitopressione sui meridiani e un dialogo costante possa illustrare alla persona il miglior modo di riportarsi in equilibrio attraverso esercizi sia dinamici che introspettivi, da continuare durante la vita di tutti i giorni. Tutto questo lavoro serve ad acuire la propria sensibilità e autoconsapevolezza, arrivando non solo a risolvere il proprio problema, ma anche ad anticipare qualunque squilibrio possa sopraggiungere in futuro».

La nostra filosofia è quella del viaggio come occasione per scoprire non solo luoghi, ma soprattutto persone: le loro storie, le loro esperienze, i loro sogni. Cosa significa per te andare alla ricerca di una “destinazione umana”?

«Ti rispondo con questo motto che ormai ho fatto mio: “Conosci te stesso e conoscerai il mondo”. La prima meta alla quale bisognerebbe approdare è quella del mondo interiore. Appena si fa esperienza di una piccola parte di sé, sperimentarla subito all’esterno per verificare se si è sul percorso corretto e, in caso contrario, cercare un’altra destinazione… Vorrei ringraziare tutti voi di Destinazione Umana, che mi siete stati da esempio per il coraggio dimostrato nella vostra caparbietà di portare avanti un progetto così complicato e meravigliosamente affascinante. Continuate così!».

 

Dopo aver letto questo articolo e conosciuto Michele, ti consigliamo di passare qualche giorno alla Fattoria Lara, nel cuore dell’Umbria. Un posto dove lo spirito può librarsi libero, seguendo le intuizioni di Masanobu Fukuoka, da cui questa destinazione umana trae ispirazione, lasciandosi contaminare dalla natura che lo circonda o confrontandosi con Marta, Michael, Matteo e Jacopo, i quattro ragazzi che hanno immaginato e realizzato questa splendida struttura.