I viaggi zaino in spalla di Elisa e Luca, professione travel blogger

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Elisa, social media specialist, e Luca, grafico. Ma anche Elisa e Luca, travel bloggers. Con una passione in comune: i viaggi zaino in spalla. Hanno visitato il vasto mondo in lungo e in largo, sono cresciuti conoscendo le persone più strane e vivendo le esperienze più emozionanti. E hanno avuto la capacità di rendere tutto ciò un lavoro. Quattro anni fa infatti, hanno aperto Mi prendo e mi porto via, un diario dove raccontano e si raccontano.

Com’è nata l’idea di creare un blog di viaggi zaino in spalla?

«Il nostro blog nasce nel 2011 dalla volontà di condividere con altri le emozioni, le sensazioni, le aspettative, gli incontri. Amiamo i viaggi zaino in spalla e siamo abituati a condividere idee, trucchi e consigli con gli amici, viaggiatori incontrati negli ostelli in giro per il mondo. Per questo motivo, è stato quasi naturale per noi far sì che quanta più gente possibile potesse trarre beneficio dalle nostre esperienze di viaggio, anche se quando è nato non avremmo mai immaginato che il blog sarebbe cresciuto tanto e che il blogging sarebbe diventato il nostro lavoro».

Avete un bimbo piccolo e lo portate con voi nei vostri viaggi. Cosa pensate della “world schooling” e in genere del viaggio con bambini?

«Abbiamo conosciuto la world schooling proprio quest’anno grazie a un fortuito incontro con Ruth, blogger australiana in viaggio con il proprio figlio di dieci anni. Ci siamo innamorati di questa modalità di far crescere i figli, anche se ne vediamo sia le luci che le ombre. Sicuramente viaggiare è un’occasione splendida di crescita, ma pensiamo che un bambino abbia anche bisogno di un luogo a cui tornare, di affetti con i quali crescere. Purtroppo in una vita in viaggio queste sicurezze vengono meno. L’ideale sarebbe un’altrernanza che permetta al bambino di sedimentare le esperienze fatte e coltivare gli affetti. Il problema è che il nostro sistema scolastico è fondato sulla didattica e non sull’apprendimento esperienziale, quindi viaggiare tanto e conseguentemente assentarsi da scuola non è accettato dalla maggioranza delle maestre».

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In che modo vi sentite più ricchi o appagati quando rientrate da un viaggio?

«Viaggiare ti porta a contatto con tante persone diverse che ti aiutano a decentrare il tuo punto di vista, a mettere in discussione ciò in cui credi, le tue sicurezze. Ti pone di fronte ai i tuoi limiti e ti aiuta a superarli. E queste prove sono il pane quotidiano di chi fa viaggi zaino in spalla. Cos’è questa se non una grande ricchezza?».

Raccontateci un’esperienza che avete vissuto e che rappresenta al meglio la vostra concezione del viaggio come scoperta e accrescimento.

«In generale, quando troviamo una difficoltà in viaggio siamo sempre davanti a un potenziale accrescimento. Una volta a Lombok abbiamo fatto un incidente con lo scooter ed Elisa si è fatta molto male a un piede. Siamo stati soccorsi da una persona fantastica che ci ha portato a casa sua, una baracca di legno in cui viveva con moglie e figli. Ci ha dato da mangiare, la sua donna ha massaggiato il piede di Elisa con un olio miracoloso e le ha fatto un trattamento contro lo stress provocatole dall’incidente. Porteremo questa famiglia per sempre nei nostri cuori, da loro abbiamo imparato la generosità del dare senza aspettarsi nulla in cambio».

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Se aveste la possibilità di farlo, cambiereste qualcosa nella vostra vita in questo momento?

«La nostra vita in questo momento è molto ricca, non sappiamo cosa vogliano dire la noia o la routine e abbiamo la fortuna di passare insieme del tempo di qualità. La vita che abbiamo scelto ci permette di trascorrere tanto tempo insieme: chi lavora otto ore al giornopuò stare in famiglia solo durante le ore serali e nel weekend, mentre noi, viaggiando spesso insieme, riusciamo a essere più uniti. Ecco perchè non cambieremmo la nostra vita per niente al mondo».