Silvia e Ivan: mettersi in discussione per sentirsi se stessi

Silvia e Ivan, una coppia come tante, due lavori normali, una vita norm… No, stop, fermi. Non è così! Forse è normale il loro impiego, sono normali la pressione, la mancanza  di stimoli, le lamentele rivolte contro la solita, alienante quotidianità, questo sì, capita a tutti o quasi.Ma loro sono andati oltre. Non erano soddisfatti della loro vita e così l’hanno presa in mano e hanno cominciato a cambiarla, smontando dei pezzi e aggiungendone altri, in un percorso che non deve necessariamente essere traumatico e radicale, ma che può svilupparsi con il tempo, mettendo con calma uno sull’altro tanti mattoncini che rappresentano persone, storie, relazioni…destinazioni umane. Scopriamo di più.

Partiamo dall’inizio: com’è la vostra vita professionale e cosa vi ha spinti a intraprendere questo grande percorso di cambiamento?

SiFB_IMG_1424871755113amo da sempre entrambi impiegati, Ivan in un’azienda di e-commerce e Silvia in un concessionario di auto. Un lavoro che è rimasto tale, non un “mestiere”, che ci ha fatto venire meno il motivo per il quale alzarsi ogni mattina se non per avere del reddito, non essendoci più passione e un significato. Abbiamo capito che il lavoro non può essere la nostra vita ma bensì la nostra vita deve diventare il nostro lavoro. In realtà nessuno dei due si ricorda quando è stato il momento esatto del cambiamento ma qualcosa  è scattato e ha cambiato la prospettiva con la quale guardiamo la vita in generale. Da cosa nasce cosa… potrebbe essere cominciato tutto da un piccolo orto sul balcone, da un corso di sfoglia e di auto produzione di cosmesi naturale o di permacultura. Ci siamo resi conto che c’era dell’altro: un diverso modo di vivere e di intendere la vita, qualcosa di diverso fuori da una un circolo vizioso “nascita-lavoro-consumo-morte”. Allargandosi i nostri orizzonti abbiamo imparato a conoscere diverse realtà legate al turismo sostenibile (wwoofing), a mondi rurali, a economie e ritmi di vita più umani.

In che modo un incontro può innescare in ciascuno di noi la voglia di cambiare rotta, provare qualcosa di nuovo, rimettere in discussione il proprio stile di vita? Raccontateci la vostra esperienza in proposito!

La cosa fondamentale è mettersi in discussione, non esiste nulla di assoluto ma è tutto relativo. Bisogna lasciare aperte tutte le opportunità in cui ci si imbatte e mantenere senso di auto critica e una buona dose di curiosità. Affrontando con questo spirito quello che accade, un incontro può diventare  fondamentale e lasciarti un segno indelebile. Di incontri di questo tipo ne abbiamo avuti più di uno e tutti hanno contribuito a costruire il nostro percorso di cambiamento. Per esempio, per noi è stato molto importante conoscere la realtà di Arvaia, cooperativa agricola biologica alle porte di Bologna costituita da cittadini e contadini, che ci ha dato la possibilità di trasformarci da semplici consumatori passivi in consumatori-produttori consapevoli  di ciò di cui ci si alimenta, determinando la nostra sovranità alimentare. Questo ha innescato il graduale abbandono della spesa al supermercato e di una stile di vita consumista, in favore di mercati locali e biologici.
Un altro incontro fondamentale è avvenuto durante un’esperienza di wwoofing con i proprietari dell’azienda agricola che ci ha ospitato. L’incontro con questa coppia ci ha permesso di instaurare un rapporto vero, non condizionato dai ritmi della vita di tutti i giorni fatta di lavoro d’ufficio, spesa e commissioni varie. Poter assaporare lentamente un semplice pranzo insieme, un tramonto, una passeggiata e un gelato la sera – quando non si è distrutti da una giornata nel campo 🙂 –, guardare i colori della natura che troppo spesso ignoriamo per correre qua e là, oppressi dai nostri mille “obblighi”. Solamente poter godere intensamente di queste piccole cose ci ha fatto capire quanto poco possa bastare per essere appagati e soddisfatti della propria vita. Maria e Hannes, così si chiamano, non ci hanno insegnato solo delle semplici operazioni agricole, ma attraverso i loro gesti quotidiani e il loro essere sé stessi, ci hanno trasmesso amore e profondo rispetto per la terra e la natura. Questi incontri ci hanno dato la giusta spinta per iniziare concretamente il nostro cammino.

Cosa direste se qualcuno contestasse la vostra scelta con le solite osservazioni sulla sicurezza economica, le difficoltà e il duro lavoro che vi attendono, l’incertezza per il20150216_220656 futuro ecc.?

In realtà la famosa “sicurezza” economica non è mai esistita, è una mera illusione che ci hanno propinato per generazioni e gli ultimi avvenimenti in fatto di crisi economica lo stanno dimostrando ampiamente. Occorre svincolarsi mentalmente dai dogmi legati alla società del consumismo, al lavoro, al mito della carriera e della pensione. Occorre svincolarsi dalla venerazione per il denaro.

Fondamentale è cambiare modo di vedere le cose: come può essere considerato lavoro un’attività che ti ruba le migliori energie e il tempo lasciandoti solo spiccioli di ore per vivere veramente la tua vita? Proviamo a fare un esempio concreto: che senso ha comprare pasti precotti (e non sani) perché chiusi dentro un posto di “lavoro” fino a tardi e quindi non aver tempo per  cucinare il proprio pasto con calma, quando si potrebbe semplicemente lavorare  meno e poter aver più tempo per sé stessi e la propria famiglia? Quante sono le persone benestanti che, pur avendo la “classica tranquillità economica”, sono davvero soddisfatte e felici della propria vita senza essere corpi sfiniti dallo stress, liberi da ritmi lavorativi da incubo senza famiglie disgregate? In definitiva ruota tutto attorno al cambio di prospettiva personale e all’apertura al fatto che esistono altri modi e stili di vita.

Cosa vi sentite invece di suggerire a chi, scontento della propria vita, volesse seguire il vostro esempio?

Semplicemente ascoltare se stessi e tenere sempre le orecchie aperte perché la vita offre sempre opportunità e segni che bisogna saper riconoscere e cogliere… carpe diem!

Raccontateci delle vostre esperienze di wwoofing: dove siete stati, che legami si sono creati con chi vi ha ospitato, quali insegnamenti avete tratto, avete in programma altre vacanze da wwoofers?

All’attivo abbiamo due esperienze di wwoofing, entrambe fatte nel 2014.  La prima è stata a giugno in una piccola azienda a conduzione familiare che si occupa di orticoltura, trasformazione di erbe officinali e aromatiche e di animali per auto sostentamento sulle colline marchigiane. Quei dieci giorni passati a stretto contatto con la coppia che ci ha ospitato ci hanno insegnato molto a livello rurale poiché abbiamo lavorato nei campi faticando ma mantenendo ritmi sostenibili, con serenità e gioia. Ogni giorno è stato diverso: un giorno abbiamo raccolto frutta e verdura, altre giornate le abbiamo dedicate alla raccolta delle erbe aromatiche che poi si distillavano per fare gli olii essenziali o si seccavano per fare ottime tisane. Hannes ci ha insegnato molto anche in fatto di energie alternative, di fitodepurazione e di preparazione e pacciamatura del terreno per le varie colture. Maria, da parte sua, ci ha mostrato come trasformare le erbe aromatiche anche in bellissimi oggettini di arredamento come questo per esempio. Ci hanno insegnato inoltre a gestire gli animali (galline, capre e pecore), a sistemare le serre, a diserbare manualmente seguendo semplicemente i ritmi della natura. Abbiamo fatto un po’ di tutto  e soprattutto abbiamo imparato molto anche dai loro racconti di esperienze di vita. Il lavoro era molto ma vario e interessante, ma la cosa fondamentale era che si trovava sempre e comunque tempo per una risata, una chiacchierata o un momento di pausa gustandoci ottimi centrifugati di frutta e verdura dell’orto.

La seconda esperienza invece è stata in Toscana, a San Casciano Val di Pesa, nel cuore del Chianti. L’azienda biologica che ci ha ospitato si occupa di miele, vino, coltivazione di grani antichi e allevamento suino e bovino per la produzione di carne. In questo caso abbiamo trovato un’azienda molto più grande, dove lavorano tante persone oltre alla famiglia dei fondatori. A differenza della volta precedente non condividevamo gli alloggi né i pasti con la famiglia, salvo in occasioni in cui ci invitavano a casa loro. Qui ci siamo occupati principalmente di tutta la fase produttiva del miele, dalla smielatura dei melari all’invasettamento del prodotto finito. Per noi è stata la prima volta che ci addentravamo nel mondo nel miele: abbiamo imparato che l’ape è un insetto fantastico e generoso, all’inizio avevamo paura di lavorare a stretto contatto con questi animali, anche perché loro sono libere di volare tranquillamente all’interno dei reparti di smielatura. È stato bello imparare cosa c’è dietro un semplice barattolo di miele artigianale e quanta passione viene impiegata in questo antico mestiere. La cosa invece più emozionante di quei dieci giorni è stata la vendemmia della vernaccia (tipico vino bianco della zona). Impagabile è stato farlo in mezzo alle verdi colline con vista sulla bellissima San Giminiamo.  La parte vinicola dell’azienda è affidata ai figli e ad altri soci, tutti giovani molto in gamba e con grande passione per quello che fanno.  Abbiamo lavorato parecchio ma eravamo in un contesto molto allegro e spensierato che ha fatto nascere un’amicizia profonda fra tutti i partecipanti. Il wwoofing è sicuramente un turismo alternativo, un modo diverso di viaggiare e di scoprire nuovi luoghi, ma è in realtà  molto di più: è soprattutto un’opportunità per “riscoprire” un contatto originale con la Natura e conoscere le innumerevoli realtà rurali basate sull’agricoltura biologica. È un modo per dare un contributo alle piccole aziende agricole e ridare vita alle nostre campagne, ricevendo in cambio la possibilità di assaporare uno stile di vita più sostenibile, di accrescere le proprie competenze sia con l’apprendimento di mestieri e tradizioni dei territori, sia da un punto di vista umano, con le relazioni che si instaurano e che spesso si trasformano in durature amicizie. Per il momento non c’è nulla di certo, ma abbiamo fatto richiesta per lavorare presso un’azienda nelle montagne vicino a Sondrio che si è specializzata nella coltivazione e trasformazione di lavanda. Speriamo che ci rispondano presto, in ogni caso continueremo sicuramente questo tipo di esperienze.

Avete incontrato delle “destinazioni umane” nei vostri viaggi? Credete di poter diventare anche voi una destinazione umana?

Sicuramente la prima esperienza wwoofing oltre ad averci insegnato tanto a livello pratico, è stata a tutti gli effetti una vera e propria Destinazione Umana. Come accennavamo prima, Maria e Hannes ci hanno trasmesso ben più delle semplici nozioni tecniche, si è creato un legame sincero che ci ha fatto capire quanto importanti e decisive siano le relazioni umane. Adesso siamo ancora un po’ acerbi, ma continuando su questa strada in un futuro ci piacerebbe tantissimo diventare a nostra volta una Destinazione Umana. Per ora stiamo cavalcando l’onda della permacultura e dell’autoproduzione: pane con la pasta madre (Ivan è diventato bravissimo), biscotti, creme, burro cacao, unguenti, olii e altri prodotti, tutti fatti in casa (Silvia è la maghetta di casa). Stiamo mettendo in piedi un piccolo orto casalingo, abbiamo rivisto tantissime abitudini superflue e a volte anche inutili riguardanti i prodotti per l’igiene domestica. In realtà non facciamo altro che usare bicarbonato di sodio e aceto praticamente per tutto con ottimi risultati, presto ci daremo anche all’autoproduzione di saponi. La nostra regola è “tanto riciclo creativo e tanta inventiva”. Ci vuole tanta costanza e pazienza, ma noi siamo determinati e, cosa più importante di tutte, SIAMO NOI STESSI.

Intervista a cura del nostro Francesco Bevilacqua Ariosti

Responsabile comunicazione

«Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella danzante» sintetizza perfettamente la personalità di Federica: disordinata, alla perenne ricerca di un equilibrio (è pur sempre una bilancia, anche se atipica!), dotata di un’energia dirompente che trova nella creatività una valvola di sfogo perfetta. La sua sfida quotidiana è portare innovazione negli ambienti tradizionalmente più statici e lo fa coi suoi modi diretti e il suo cuore grande, e con questo stesso cuore si occupa della comunicazione di Destinazione Umana.

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