Agriturismo Le Capanne e il nostro bisogno di autenticità

Oggi vi racconto la storia di quattro donne di tre generazioni diverse: Nonna Maria, le sorelle Amelia e Andreina e la giovane Francesca che qualche settimana fa aveva lanciato un S.O.S attraverso ViviSostenibile, per rivedere la comunicazione on-line del loro agriturismo Le Capanne in Toscana.

Noi abbiamo risposto e il weekend appena passato io e Valerio siamo partiti per andarla a conoscere. Le Capanne non è il classico relais che è facile trovare in Toscana e forse non è nemmeno un agriturismo. E’ una casa, anzi, LA casa dei bisnonni di Francesca, ed è lì da centinaia di anni, a custodire il territorio incontaminato in cui si trova: 40 ettari di giovani ulivi ripiantati dopo il 1985, a causa dell’eccezionale gelata di quell’anno che li distrusse tutti.

Da ogni crisi bisogna ricavare un’opportunità, come ci insegnano, e Nonna Maria decise di darsi una risposta alla domanda disperata “E adesso che si fa?” lanciandosi nel turismo. Con la produzione di olio andata completamente perduta era, infatti, necessario trovare un’alternativa valida da mettere in pratica e aprire le porte di casa sua per fare ospitalità, le è sembrata una di queste.

Ora immaginate di sentire le risate della gente del paese che non faceva altro che ripeterle “Chi vuoi mai che venga in questa campagna desolata!”. Beh, cosa è poi diventata la Toscana lo sappiamo tutti, così come sappiamo che qualcuno che faccia da pioniere nelle terre inesplorate serve sempre. In questo caso è stata Nonna Maria. [ Per quanto riguarda le Destinazioni Umane, lo siamo noi – > vedi qui 😉 ]

E’ stato un weekend semplice ma straordinario, talvolta contraddittorio ma pur sempre coerente con i valori di questa famiglia.

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Sì perché un pic-nic al tramonto seduti per terra con un panorama mozzafiato sulle dolci colline toscane, parrebbe una cosa semplice, se non fosse che è straordinario il fatto che quattro persone si siano prese un paio d’ore del loro tempo per dedicarle a noi e a sé stesse per goderci insieme un tramonto indimenticabile.

Parrebbe contraddittorio il fatto che Nonno Elio dicesse sempre, dopo aver vissuto la tragedia dei campi di lavoro, che se avesse visto un tedesco lo avrebbe ammazzato mentre invece si ritrovò ad accoglierli per tantissimi anni nella propria casa e a diventarci persino amico. Bambini tedeschi che lì ci  sono cresciuti e ritornati, lettere che si sono scambiate nel corso degli anni, giovani fidanzati che poi a Le Capanne si sono infine sposati.

Altrettanto semplice, oggi, è raccontarci della voglia di ritorno alla vita di campagna dei giovani, senza sapere la fatica che in realtà questa implica. Per questo è stata straordinaria la presentazione che Nonna Maria ci ha fatto dei suoi cimeli contadini, recuperati con amore per dare vita all’interno dell’Agriturismo ad un Museo Contadino, che conservi la memoria della sua vita (e di tanti altri) per sempre negli anni.

Parrebbe contraddittorio che questa anziana donna tenace, e forse anche un po’ burbera, si sia occupata per anni proprio di accoglienza, mal tollerando il prossimo che non rispetta i suoi canoni. Ma in realtà è tutto coerente con i suoi valori e con il suo progetto di vita, che è stato interamente volto alla protezione della sua terra. Lei non ama chi non ama il suo territorio e mi sono profondamente vergognata per quella modenese che non si capacitava di come facessero a vivere in mezzo a quelle colline. Per salvaguardare quelle colline, Nonno Elio aveva resistito alla fuga dalle campagne di chi preferiva andare a lavorare nelle industrie, perché lui voleva essere libero e se non avesse fatto quella scelta oggi non ci sarebbe stato nulla di quello che ho potuto ammirare a Le Capanne.

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Infine, la dolce Francesca divisa tra la sua vita cittadina a Firenze e l’attrazione irresistibile per quella campagna. Il desiderio semplice di portare avanti l’agriturismo di famiglia, ma allo stesso tempo straordinario di trasformarlo in un luogo culturale, oltre che di incontro.

Un’enorme dicotomia con un fil rouge che collega tutte le loro storie: il sapore, non tanto della bellezza, quanto dell’autenticità di una famiglia che ci ha accolto raccontandosi candidamente e lasciandoci sorpresi nel non vederli consci dell’immenso potenziale che sta (semplicemente) nell’essere loro stessi.

Grazie Maria, Amelia, Andreina e Francesca…e benvenute su Destinazione Umana 🙂

Post Scriptum: presto le vedrete on-line su questo sito, ma se nel frattempo volete conoscerle potete farlo attraverso AirBnB.

Post Scriptum 2: Se anche tu vuoi raccontarci di un viaggio fatto di incontri, puoi scriverci qui. Ti pubblicheremo volentieri!

 

 

Silvia è uno spirito creativo e inquieto, alla continua ricerca di tutto ciò che è colorato, scintillante e vivo. La troverete sempre circondata da idee, dolci, vestiti, pennarelli, esseri umani. Da buon capricorno è concreta e legata alla terra, ma lo spirito…beh, quello aspira sempre molto in alto, alla ricerca delle energie positive che muovono il mondo. È l’apripista di Destinazione Umana e ogni volta che annuncia di aver avuto una nuova idea, un brivido di meravigliosa curiosità corre lungo la schiena di tutto il team, perché una cosa è certa: se Silvia dice che una cosa verrà fatta, quella cosa VERRÁ FATTA.

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