5 Differenze tra noi e la Silicon Valley

Ed eccomi qui, a scrivervi da una camera buia della Silicon Valley. Buia perchè sono le 06:31, Valerio è ancora a letto e accendere la luce non sarebbe molto carino. Oltre a farmi rischiare il divorzio.
Vi avevo lasciato con la promessa di un diario di viaggio fantasmagorico, in cui immaginavo di raccontarvi ogni giorno le cose che stavo imparando qui. Impossibile. E prima o poi imparerò a non fare promesse.


Il corso si è rivelato molto più intenso di quanto pensassi, trattenendomi fuori casa una media di 13-14 ore al giorno. La sera, rientrando, ho solo avuto voglia di spiaggiarmi sul letto, sempre che non avessi altri compiti da fare per la mattina successiva. (Tutto ciò deve essere la giusta punizione per gli anni di folleggiamento del liceo 😉 ).
In compenso, ho preso appunti e immaginato cosa raccontarvi nei vari post.
10502161_816176011740602_6908392504753178521_nPer iniziare, non vi dirò quanto sia figo essere nella terra dove sono nati AirBnB e Uber. O di quanto qui si respiri davvero l’aria della sharing economy. Nossignori, troppo ovvio.
Vi narrerò, invece, dell’illuminazione che ho avuto cenando con pomodori e prugne insieme al mio compagno di casa…a proposito: se cercate un posto dove dimagrire e prepararvi alla prova costume, This must be the place.
Dicevo, in tutti questi giorni, per quanto affascinata dalla realtà della Valley, c’era sempre qualcosa che mi lasciava un passo indietro. Non ho sentito la freccia di Cupido colpirmi al cuore e ho notato più esempi inapplicabili da noi, che replicabili.
Nello specifico:
1. Ho sentito troppo parlare di money e poco di fare impresa. Money, money e ancora money. L’importante è che tu faccia soldi, le ricadute sociali del tuo progetto interessano poco o niente. Per questo vi rimando anche all’articolo scritto da Giulia e Francesca di Social Seed “Dall’ecosistema tech a quello social: let’s make it bigger”.
2. Il breve Vs il lungo periodo: un po’ triste constatare che spesso l’obiettivo non è costruire qualcosa che duri nel tempo ma farsi acquisire da uno dei giganti dell’area (Google piuttosto che Facebook). O, come dicono qui, the exit stategy.
3. C’è una differenza sostanziale anche nella gestione del denaro. La cultura europea (e specialmente quella italiana) è quella di risparmiare e tendenzialmente di fare un investimento solo laddove se ne abbiano le risorse, almeno per partire. Qui è esattamente l’opposto: Save Vs Invest. Nella maggior parte dei casi si tratta di soldi non tuoi, ma ottenuti attraverso grossi prestiti (anche per pagare l’istruzione dei figli) o investitori (nel caso di start-up). La cultura dell’haircut investor: the lower the haircut, the safer the loan is for a lender. 
4. E’ tutto estremamente cinematografico: grandi effetti speciali, grandi aziende, grandi progetti che devono essere scalabili e alla ricerca del “Big One”. Noi, invece, siamo medio-piccoli e più teatrali, ma forse anche più genuini. «Il cinematografo non ha niente a che vedere col teatro. L’attore quando muore deve morire. Basta! Deve sparire! Non deve lasciare quest’ombra, questa falsa vita». Eduardo de Filippo
5. Infine, ho capito che c’è una grossa differenza tra il nostro e il loro concetto d’impresa, tra il loro entrepreneur e il nostro artigiano.
attivita_-_ricamo_-_-Sarò di parte, ma sono cresciuta a pane e ricami, nel laboratorio artigianale di una donna che ha passato la sua vita a creare opere con le sue mani. Questo non significa che mia madre fosse una “bottegaia” (nel senso dispregiativo del termine) o che non pensasse in grande, anzi. Nella sua carriera lunga 30 anni, ha lavorato per grandi aziende come Blumarine e Cavalli, rimanendo pur sempre fiera di essere un’artigiana.
Cercate l’etimologia di artigiano, è bellissima: Chi esercita un’arte. Diversifica da artefice, che sebbene addetto a lavori di mano, ha senso men basso.

 

Ecco, io voglio continuare a pensare in grande, ma più che money, voglio fare impresa. Più che exit, voglio costruire qualcosa che duri nel tempo. Più che l’entrepreneur, voglio fare l’artigiana. E mi sa tanto che per fare questo this must not be the place.

Per gli aggiornamenti più cool e meno romantic, vi rimando ai prossimi post. 😉

Silvia è uno spirito creativo e inquieto, alla continua ricerca di tutto ciò che è colorato, scintillante e vivo. La troverete sempre circondata da idee, dolci, vestiti, pennarelli, esseri umani. Da buon capricorno è concreta e legata alla terra, ma lo spirito…beh, quello aspira sempre molto in alto, alla ricerca delle energie positive che muovono il mondo. È l’apripista di Destinazione Umana e ogni volta che annuncia di aver avuto una nuova idea, un brivido di meravigliosa curiosità corre lungo la schiena di tutto il team, perché una cosa è certa: se Silvia dice che una cosa verrà fatta, quella cosa VERRÁ FATTA.

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