Coltivatori di musica

Incastonato fra le montagne a picco sul Tirreno, Belmonte Calabro è lo scrigno che custodisce il seicentesco Convento dei Cappuccini, un tempo tempio di preghiera, oggi luogo aperto dedicato alla riscoperta, all’ospitalità, alla crescita culturale e spirituale.

Fa le diverse attività della struttura, ci ha particolarmente colpito il progetto Coltivatori di Musica, uno speciale esperimento di sintesi fra diverse sfere sensoriali. Ce lo racconta Stefano, uno dei curatori.

Puoi descriverci brevemente in cosa consiste il progetto Coltivatori di Musica?

Laboratorio di cavatelli

Laboratorio di cavatelli

Coltivatori di musica è o aspira ad essere un progetto interdisciplinare. Ci troviamo dentro l’ex Convento, un luogo fisico che ci richiede – ma anche noi lo chiediamo a noi stessi – di mettere in relazione elementi differenti. È germogliato con il nostro orto e con la naturale esperienza nel mettere le mani dentro la terra. E poi abbiamo stratificato livelli diversi come il cibo, inteso come esperienza performante, e la musica, veicolo di socializzazione.

Cosa condivide – emozioni, relazioni, idee… – l’ospite di una serata di Coltivatori di Musica? Quali sono i riscontri che ricevete da chi partecipa ai vostri incontri?

Nel costruire la natura del progetto abbiamo sempre cercato di fare in modo che essa ridefinisse il rapporto con il cibo e con la consumazione stessa, che si potessero rompere gli schemi che ricorrono nel consumo pubblico delle vivande. Vogliamo che i sensi adoperati nel consumo del cibo e nella sua riscoperta, o meglio nelle molteplici possibilità di consumare il cibo, siano più di uno. Riscoprire sua la tattilità, mangiare con le mani. A quelle stesse mani abbiamo chiesto di fare qualcosa: in una delle nostre feste abbiamo presentato un dj set e un laboratorio di cavatelli, per accogliere quelle stesse persone che avevano prodotto cavatelli e che poi li hanno consumati liberamente.

In che modo riuscite a mescolare musica, cucina, narrazione di storie e le altre attività di Coltivatori di Musica? Qual è l’obiettivo di questa unione?

Paola Scialis, attrice e proprietaria del Convento

Paola Scialis, attrice e proprietaria del Convento

Crediamo che attraverso il cibo, utilizzato come mero espediente, si possano far avvicinare con maggiore verità le persone, rompere con immediatezza quelle barriere. Si vince l’indifferenza verso l’altro. Poi, per puro gusto e per gioco, mettiamo in relazione o lanciamo stimoli che favoriscono la riscoperta o la ridefinizione di un proprio personale rapporto con la terra: starsene seduti su delle balle di paglia accanto a un orto o ritrovarsi nell’agrumeto e stare semplicemente a piedi scalzi.

I lvostro logo e il nome stesso del progetto, suggeriscono una profonda connessione fra i suoni e la natura, quasi come se anche la musica fosse un prodotto della terra. Credete che sia davvero così?

Non sappiamo con precisione se la terra, intesa come quel pezzo di zolla che accoglie un seme, sia musica. La visione più primitiva risale al nostro stare nella terra, decidere di coltivarla. Però sappiamo con assoluta certezza che la natura è un suono meraviglioso e così tentiamo di coltivare anche noi un po’ di musica, solo per assomigliare alla natura.

 

 

Il progetto Coltivatori di Musica lo trovate anche su facebook!

 

Intervista a Stefano Cuzzocrea, a cura di Francesco Bevilacqua.

Silvia è uno spirito creativo e inquieto, alla continua ricerca di tutto ciò che è colorato, scintillante e vivo. La troverete sempre circondata da idee, dolci, vestiti, pennarelli, esseri umani. Da buon capricorno è concreta e legata alla terra, ma lo spirito…beh, quello aspira sempre molto in alto, alla ricerca delle energie positive che muovono il mondo. È l’apripista di Destinazione Umana e ogni volta che annuncia di aver avuto una nuova idea, un brivido di meravigliosa curiosità corre lungo la schiena di tutto il team, perché una cosa è certa: se Silvia dice che una cosa verrà fatta, quella cosa VERRÁ FATTA.