Cominciamo a conoscere i nostri ospiti: Claudio Magri

Come sapete da qualche settimana abbiamo inaugurato i brainstorming weekend, occasioni per incontrare o conoscere meglio persone nuove, con le quali scambiarsi idee e conoscenze che, chissà, magari porteranno a future collaborazioni.

Abbiamo iniziato con Pamela e Luca ( per la cui intervista dovrete aspettare ancora un attimo), mentre lo scorso weekend lo abbiamo passato con Claudio, uno dei primi incontri che abbiamo fatto su twitter ( @Lentius66) e ora immancabile presenza della nostra timeline.

Claudio, raccontaci un po’ di te: informatico e scrittore, c’è un ambito in cui ti esprimi meglio o senti che non potresti fare a meno di nessuna delle due cose?

Potrei rispondere che l’informatica è perfetta per il mio emisfero sinistro, che ama la razionalità, la logica, il mondo bene ordinato. E la scrittura appaga il mio cervello destro, la mia parte creativa, curiosa, libera. Forse, anzi, questa parte è rimasta troppo a lungo in letargo. Invece, abbiamo bisogno di dare spazio ed energia a tutti questi aspetti! Mi spiego meglio con un’immagine:

Il cervello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per molti anni hai lavorato in un’importante azienda delle telecomunicazioni a Milano, poi ad un certo punto si è rotto qualcosa e hai deciso di scollocarti, come usiamo dire noi. Cosa ti ha portato a fare quella scelta? Ti sei mai pentito?

Ripensandoci, a distanza di tempo, direi che si è rotto qualcosa quando ho smesso di sentirmi parte di una squadra bene affiatata e ho iniziato a percepire il mio lavoro come quello di un operaio altamente specializzato: in fondo, mi veniva chiesto soprattutto di garantire che il gruppo di persone che coordinavo fosse sempre efficiente e pronto ad attivarsi con preavviso minimo, e senza fare troppe storie. Arrivato a quel punto, il mio lavoro mi sembrava quello del “sorvegliante degli schiavi” e andava contro tanti, troppi miei valori.
Non mi sono mai pentito della scelta di scollocarmi (che pure ho potuto compiere perché sceglievo in proprio, rischiavo solo del mio, non avendo famiglia, questo è giusto precisarlo). Penso anzi che sia stata una delle migliori decisioni della mia vita: una lunga stagione si chiudeva, era il momento di voltare pagina e aprirsi al nuovo, uscendo dal mio guscio di certezze (dalla mia zona di comfort, per dirla con un termine appropriato) e rimettendomi in gioco.

 

Al termine del tuo percorso di counseling durato 3 anni, scrivi queste parole sul tuo blog:
“Ho imparato che il caso non esiste. Che siamo tutti collegati, uniti da fili invisibili: a volte ce ne accorgiamo, altre volte siamo distratti, o storditi da troppi stimoli esterni, per riuscire ad accorgercene. Ma tutto ha un senso, e forse bisognerà arrivare alla fine della vita – o guardare il mondo dall’altra riva – per riuscire a coglierlo appieno.”
Ti andrebbe di spiegarci meglio cosa intendevi?

Ho imparato moltissime cose. Cito almeno quelle essenziali: l’importanza della comunicazione efficace, che inizia dalla capacità di ascolto; il ruolo delle emozioni, alla base di tanta parte dei nostri comportamenti; i condizionamenti che il nostro “sistema di credenze” – trasmesso dalla famiglia, assorbito nel nostro ambiente, respirato con la cultura – tende a imporre alla nostra libertà di agire.
Ancora: ho imparato che sentire, percepire, è molto più importante che pensare, ragionare. Che è sempre bene dar retta al nostro intuito: è un po’ il nostro “sesto senso”, è la capacità di fare la scelta migliore possibile, in ogni circostanza.
Ho imparato una cosa molto importante: se mettiamo da parte le paure, gli scrupoli, il timore del giudizio degli altri, se ogni giorno scegliamo di essere noi stessi – grati alla Vita per quel che ci dona, parte di un Tutto più grande, scintille d’infinito venute al mondo con uno scopo e non per un caso – tutta la prospettiva cambia e la Vita scorre davvero in noi.
C’è un detto Ubuntu che mi piace molto: “Io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”. Siamo tutti chiamati a essere felici, e spesso l’apertura verso l’Altro da me (che è un altro Me stesso!) la tenerezza, i piccoli gesti gratuiti possono aprire squarci meravigliosi, anche in una corazza di dolore e di apparente chiusura. Luigi Verdi, uno dei miei maestri, dice così:
“E’ quando si sperimenta quel terribile e fecondo passaggio in cui si è nudi con se stessi, che si può abbracciare il proprio limite e rialzarsi in piedi. La ferita può diventare così una feritoia, una finestra verso l’oltre, preziosa come l’oro.”.
Alla fine, non abbiamo bisogno di molte cose: attenzione, ascolto, tenerezza. Empatia, per dirla con una sola parola. E anche un po’ di bellezza, per nutrire la nostra anima.

 

Sei stato uno dei nostri primi incontri su Twitter, poi un fugace appuntamento l’anno scorso a Milano fino ad arrivare al weekend appena trascorso insieme.
Cosa possiamo fare, a tuo parere, per trasformare la rete da “virtuale” a fisica e abbattere il muro di timidezza e pigrizia che a volte ci impedisce di fare quel passo in più per realizzare qualcosa insieme?

Silvia e Claudio nell'orto teatro di Ca' Shin

Silvia e Claudio nell’orto teatro di Ca’ Shin

Da incorreggibile pigrone, direi: fare il primo passo, aprirsi agli altri – come avete fatto voi, scegliendo di aprire casa e di ospitare chi voleva venire a trovarvi per un po’ di brainstorming – e cogliere tutte le occasioni d’incontro che ci vengono offerte dal territorio in cui viviamo, o anche da altre persone. Mi vengono in mente un paio di “pretesti” efficacissimi per incontrarsi: le fiere della sostenibilità (“Fa’ la cosa giusta”, “Terra futura” e tante altre) e gli incontri che Altreconomia organizza un po’ dappertutto. Più in generale, tutti i luoghi e le occasioni “nutrienti”, capaci di attirare tante persone in gamba, tante buone energie: occorre vincere la nostra pigrizia, spegnere la TV, usare la Rete per scoprire cosa accade attorno a noi e poi… muoverci, uscire di casa, andare incontro agli altri.

Mettiamola così: il primo incontro può avvenire in Rete, sui social network. E’ perfetto per “assaggiare” le affinità elettive. L’importante è fare presto un passo in più, passare prima possibile alla realtà: trovare un’ottima scusa, un pretesto valido, per iniziare a conoscersi, a guardarsi negli occhi. Magari, davanti a un buon boccale di birra cruda!

 

Last but not least. Domanda secca: quali sono i tuoi programmi per il futuro?

Risposta secca: scoprire le linee che uniscono i puntini! Questa frase di Steve Jobs mi affascina da tempo, la trovo verissima: “So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life.”
Ho passato molti anni a studiare e a imparare, in ambiti molto diversi tra loro. E sono sicuro che l’informatica, il counseling, i social media troveranno il modo per incastrarsi tra loro, misteriosamente, proprio come le tessere di un puzzle. A patto di fidarsi, e di non smettere di cercare.
Poi, sento molto forte un’esigenza: lavorare – anzi, collaborare! – per diffondere positività e buone idee. Mai come ora, bisogna contrastare questo clima di negatività, di ansia, di precarietà, di paura: per riuscirci, bisogna fare rete, in ogni modo. Mettere assieme le buone energie, trovare occasioni, luoghi e possibilità per essere catalizzatori, per farle interagire al meglio, per costruire network di persone capaci di futuro. E vorrei fare la mia parte, per costruire assieme una vera “economia del Noi”. Sostenibile!

Silvia è uno spirito creativo e inquieto, alla continua ricerca di tutto ciò che è colorato, scintillante e vivo. La troverete sempre circondata da idee, dolci, vestiti, pennarelli, esseri umani. Da buon capricorno è concreta e legata alla terra, ma lo spirito…beh, quello aspira sempre molto in alto, alla ricerca delle energie positive che muovono il mondo. È l’apripista di Destinazione Umana e ogni volta che annuncia di aver avuto una nuova idea, un brivido di meravigliosa curiosità corre lungo la schiena di tutto il team, perché una cosa è certa: se Silvia dice che una cosa verrà fatta, quella cosa VERRÁ FATTA.