Alice e il Travel Counseling per trovare il TUO viaggio

Salutiamo la vicina fine dell’anno con una bellissima intervista, di quelle che ti prendono la pancia e in qualche modo senti che parlano anche a te. A raccontarsi è Alice, Travel Counselor che a partire dal 2019 inizierà a collaborare con Destinazione Umana proponendo le sue consulenze pre-partenza a voi che state cercando il viaggio più giusto. Sì, perchè dal nuovo anno in tutti i pacchetti di viaggio sarà compresa la consulenza con le nostre Alice e Andrea, le counselor che saranno preziosissime per individuare il viaggio ispirazionale più adatto alla fase della vita che state vivendo o interiorizzare al meglio quello che avete già scelto.

Alice, sei una Travel Counselor, una professione nata dalla tua voglia di condividere e trasmettere quanto il viaggio sia stato importante per te. Quanto lo è stato? Realmente, come sei cambiata viaggiando? Cosa è cambiato dentro e fuori di te, cos’hai capito?

travel counseling

Il viaggio per me è stato una costante. Ma non mi fu chiaro subito. Viaggiai per la prima volta a 18 anni quando non sapevo che università scegliere e quale potesse essere la mia strada. Da quel momento mi resi conto di quanto il mondo fosse incredibilmente grande e quando avrei potuto imparare camminandolo tutto. Da lì in poi viaggiai in cerca di risposte, viaggiai per conoscermi meglio, per curiosità, per ribellione, per mettermi alla prova, ed alla fine, anche per curarmi. In Argentina, Cile, Brasile, Bolivia, Perù, Cuba, Europa, Nord Africa. Insomma ho viaggiato tanto e ho provato a percorrere tante strade in cerca di risposte finché capii che dovevo prima di tutto pormi delle domande diverse. In questo mi aiutò il Counseling.

Credo che il viaggio non sia altro che uno strumento nelle nostre mani, sta a noi utilizzarlo nel modo migliore, dipende da noi il risultato che andiamo cercando in lui. Il Travel Counseling è nato per questo motivo: volevo ridare al viaggio il suo enorme potere curativo, ma affinché sia davvero curativo è necessario dare alle persone, ancora prima che partano, un altro grande potere: la consapevolezza.

Possiamo cambiare se siamo davvero pronti per farlo, se abbiamo degli obiettivi, se potenziamo le nostre risorse e se siamo consapevoli dei nostri limiti e dei nostri meccanismi. Il viaggio è uno strumento magnifico per arrivare a ciò, tutto il resto è nelle nostre mani.

Cosa fa una Travel Counselor? Quali strumenti usi? Ho letto nella tua bio che ti sei specializzata anche in Fototerapia, Scrittura Creativa e Art Counseling: come si integrano queste specializzazioni nella tua professione?

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Il Travel Counselor è prima di tutto un Counselor, ed un counselor è prima di tutto un modo di essere. Un buon counselor è una persona accogliente, empatica, che sa ascoltare, che non giudica ma che vede lo scambio interpersonale come una crescita reciproca. Un Travel Counselor è quindi un ottimo compagno di viaggi e di avventure. Il percorso è strutturato in tre fasi; una di pre-partenza in cui si definiscono obiettivi e motivazioni, in cui si potenzia il positivo e si prende consapevolezza dei propri limiti; vi è poi il viaggio vero e proprio che è assolutamente libero nelle modalità, nei tempi e nelle mete. Il viaggiatore è sempre al centro di tutto perciò diffidate da chi vi dà le ricette pronte ed un biglietto aereo. Il viaggio perfetto è quello in cui si muove qualcosa dentro di noi e proprio per questo può dipendere solo dai noi stessi e dal percorso fatto prima di partire. Al ritorno invece si lavora insieme sull’integrazione dell’esperienza nella vita quotidiana, perché, si sa, ad un certo punto, per quanto possa essere movimentata la nostra quotidianità, bisogna che la costruiamo. In tutte queste fasi utilizzo sempre tecniche di fototerapia, di scrittura creativa e artistiche: l’obiettivo è trovare il canale di espressione più proficuo per i miei clienti viaggiatori. Ma soprattutto perché canali di espressione diversi sono incredibili porte su dei mondo interiori che nella vita normale fanno fatica ad uscire. Insieme li liberiamo… e ci godiamo lo spettacolo!

Un assaggio di percorso lo potete trovare nel workshop “Viaggiati dentro” che sarà disponibile dal 2019, esso sarà un vero e proprio viaggio interiore in noi stessi con l’occasione di conoscere splendidi compagni di viaggio.

Mi piacerebbe conoscere una storia di cambiamento di qualcuna delle persone che hai seguito. 

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Una delle storie di viaggio e cambiamento che più mi ha emozionato è la storia di David, un giovane francese che incontrai mentre lavoravo in un ostello della Patagonia Argentina, ormai qualche anno fa. La sua storia (insieme a tante altre) è all’interno del mio libro “Travel Counseling. Il viaggio come strumento di crescita personale” edito da Erickson che uscirà a febbraio 2019.

Lui era il manager e ideatore di una start-up che aveva sfondato e fatturava milioni di euro. Mi raccontò che aveva un attico a Parigi, una Spider e che si spostava spesso in aereo per lavoro, ovviamente in Business Class. Finché un giorno – mi raccontò – fece un gesto molto familiare che faceva sempre; ovvero quello di sollevare il suo trolley sopra la testa per metterlo nella cappelliera. Il trolley era della misura perfetta ed era sempre entrato senza fatica tra i bagagli.

Fino a quel giorno. Quel giorno dovette sforzare perché il trolley non entrava nella cappelliera, non si incastrava. Smise di raccontare e mi guardò negli occhi, mi disse: “ecco, mentre ero lì in piedi a spingere la valigia, in quell’esatto momento ebbi un insight, capii che mi ero incastrato in quello stile di vita che non mi apparteneva. Mi stavo sforzando di entrare in un meccanismo che non era il mio, proprio come il mio trolley. Non ero felice e, in quel modo, non lo sarei mai stato, mi era tutto chiaro. Mollai tutto e partii. Ora cerco di viaggiare all’opposto di prima, nel modo più economico, cercando gli incontri con le persone, quelli belli.”

David fu il primo delle persone che intervistai per indagare sui benefici che i viaggi possono apportare. Quello fu un incontro magico, eravamo due estranei con un’enorme ideale in comune. Mi emoziona sempre la sua storia di come, attraverso un gesto così banale capì il senso della sua vita, ma soprattutto come ebbe il coraggio di seguire quella scelta che l’avrebbe portato a mettere davanti la sua felicità rispetto a tutte le sue certezze.

Dal 2019 seguirai i nostri viaggiatori in partenza, aiutandoli a scegliere il viaggio “più giusto per loro” grazie ad un consulto di travel counselling. Sei emozionata? Come lì aiuterai a scegliere il viaggio ideale per la loro fase di vita?

Bhe, sicuramente, come ogni incontro, mi emoziona molto entrare in relazione con l’altro, creare un con-tatto, credo che sia quello che per eccellenza ci rende più umani. Il rapporto counselor/cliente è un rapporto paritario di reciproco scambio e arricchimento per questo ogni nuovo cliente è un pezzo di strada fatto insieme, esattamente come con un compagno di viaggio. Nel nostro incontro prima di tutto cercheremo insieme di trovare le “domande giuste” in modo da poter rendere il viaggio il vero motore del cambiamento. Se poi si vorrà approfondire qualche aspetto il percorso potrà continuare nei modi e nei tempi che il cliente desidera. L’obiettivo è aumentare il livello di consapevolezza di sé e creare il terreno fertile al cambiamento. Il counseling dice che anche solo ascoltare davvero ed accogliere in modo non giudicante è terapeutico di per sé ma purtroppo nelle nostre vite frenetiche ce lo dimentichiamo.

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Ci avviciniamo alla fine dell’anno, da sempre periodo di riflessioni e di desideri di “rinascita” per il nuovo anno: qual è stata la tua rinascita? C’è un momento della tua vita in cui anche tu ti sei trovata in difficoltà e come hai fatto poi per ritrovare la tua strada?

C’è una frase che amo molto, è di Garcia Marquez e dice: “gli esseri umani non nascono sempre il giorno in cui le loro madri li danno alla luce, ma la vita li costringe ancora molte altre volte a partorirsi da sé.”

Io so esattamente quando la vita mi ha costretto a partorirmi.

È stato un giorno, un giorno esatto, un venerdì. A me piace chiamarlo “il mio secondo compleanno”. Lo celebro ogni anno.

Quel giorno mi trovavo in Brasile a svolgere un anno di volontariato, era un anno che avevo deciso di dedicare a me stessa per trovare la mia strada (viaggiando, appunto) ma avevo scelto di farlo al servizio degli altri. Lavoravo con i ragazzi di strada, tossicodipendenti e quel venerdì uno di essi decise di aggredirmi alle spalle.

Mi salvò un altro di loro appena in tempo.

Finii in coma, 4 giorni di buio. Quel giorno con me morirono molte delle mie parti, morirono i dubbi, le insicurezze, le incertezze ma anche la fiducia nel prossimo, la serenità (cose che ho dovuto poi faticosamente ricostruire partendo dalle macerie che erano rimaste). Ma, nello stesso istante in cui qualcosa moriva, altre cose cominciarono a nascere. Nacque un grande amore ed un senso di gratitudine, nacque una forza ed una caparbietà che mai avevo pensato di avere, nacque un’altra me, nuova di zecca. Io ho avuto bisogno di guardare la morte per nascere di nuovo ma non auguro a nessuno di passere per quello che passai io, non credo che questo sia un cammino universale. Credo che ogni essere umano possa ugualmente “partorirsi da sé” trovando la propria strada, ed accettandola, crescendo passo dopo passo.

Ecco, io credo questo: tutti noi abbiamo infiniti motivi per abbatterci, essere tristi o arrabbiati o soffocati dai nostri malesseri ma abbiamo anche infiniti motivi per essere felici, grati, speranzosi e colmi d’amore. È una scelta. Possiamo scegliere in quale prigione rinchiuderci o possiamo scegliere di uscirne. Non sto affatto dicendo che sia facile, ma è una questione di scelta.

Auguro a tutti voi di avere il coraggio di compiere anche solo un minuscolo passo verso questa scelta, e che il 2019 sia per voi l’anno in cui finalmente iniziate a coltivare quei lati meravigliosi che avete dentro e che aspettano solo di essere liberati.

Non è venuta già voglia di partire anche a te? Dai un’occhiata ai nostri viaggi ispirazionali: Alice saprà aiutarti nella scelta!

Non posso stare ferma, devo scoprire, conoscere, assaporare, osservare. Partendo dal mio territorio, il Polesine e il Delta del Po, che amo per i suoi paesaggi sconfinati, i ritmi lenti, le tradizioni autentiche. Che sia dietro l'angolo o a chilometri da casa, non importa. Il bello è sempre lì, dove lo vuoi trovare. Basta camminare in punta di piedi.

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